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Il b. Angelico Testimone dei Misteri di Dio

Tomba Beato Angelico

Per la festività del Beato Angelico, 18 Febbraio, fr. Manuel Russo op, ha scritto questo articolo per il sito dei Frati Domenicani della Provincia di Santa Caterina da Siena.
Fr. Manuel Russo op, giovane frate della nostra provincia attualmente a Bologno per attendere allo studio, ha già collaborato con il nostro sito, con una meditazione sulla festa del Battesimo del Signore.

Possiamo riproporre l’articolo sul beato Angelico per la gentile disponibilità di fr. Manuel Russo op e dei gestori del sito dei Frati Domenicani della Provincia di Santa Caterina da Siena.

 

Il b. Angelico Testimone dei Misteri di Dio

Tomba Beato AngelicoIl 18 febbraio del 1455, ovvero la bellezza di 549 anni fa, in una celletta del grande convento di S. Maria Sopra Minerva moriva un frate domenicano, sacerdote, grande predicatore: fr. Giovanni da Fiesole, al secolo Guido di Piero ma per tutti Beato Angelico.
Secondo la tradizione l’epitaffio che circonda la base della sua marmorea lastra tombale, venne dettato da un suo grande amico ed estimatore: il papa umanista Niccolò V, il quale morì dopo circa un mese, e recita così: «…che io non sia lodato perché sembrai un altro Apelle, ma perché detti tutte le mie ricchezze, o Cristo, a te. Per alcuni le opere sopravvivono sulla terra, per altri in cielo….»1.
Buona parte delle opere dell’Angelico sono sopravvissute sino ai nostri giorni, le soppressioni Napoleoniche e Sabaude hanno stravolto la causa finale per la quale erano state create, esse da oggetto di meditazione e preghiera sono divenute il motivo per il quale schiere di turisti invadono il suo amato convento di San Marco ed i Musei internazionali per vedere non più il Cristo, la Santa Vergine ed i Santi ma l’astro dell’uomo, il genio creativo di un pittore ed in pochi sanno che egli era un frate e tantomeno che ora è un beato, un fedele discepolo del Signore. A tal proposito il p. Berthier O.P. disse: «..oggi è più che mai vivo l’interesse per fra Angelico…lo si comprende oggi meglio davvero? Non credo. Il più delle volte coloro che parlano di lui non hanno né la sua fede né le sue idee. Sarà dunque ben difficile, per non dire impossibile, ad essi apprezzare, quanto lui e come lui, ciò che egli apprezzava di più.»2.
Per molti sono semplicemente delle opere-fast food, ovvero delle opere da consumare al momento nella grande catena di distribuzione che è divenuto il mondo dell’arte. Tuttavia esse secondo me agiscono anche sugli spettatori più rapidi e voraci, il seme gettato nel cuore dell’uomo viene in qualche modo assunto e fruttifica, e come del resto si può rimanere indifferenti di fronte ai volti di Cristo e dei santi e la gioiosa trasparenza degli angeli-creature incorporee che assumo le forme di bellissimi fanciulli fiorentini?
Pure oggi le sue opere fanno vedere l’Oggetto del suo Desiderio e gli sforzi dei critici laici che vogliono scindere l’arte dalla fede sono del tutto vani, in quanto l’arte è e sarà sempre partecipativa dell’Essenza del Creatore, essa è più commovente della parola scritta o parlata poiché essa parla direttamente alla nostra Coscienza e ci fa rimanere come fanciulli di fronte al Mistero di Dio3.
L’arte è necessaria ed indispensabile per trasmettere la bellezza del volto del Risorto, non è un inutile abbellimento, essa quasi condivide l’ufficio del Magistero della Chiesa in quanto è suo compito non solo custodire gelosamente il sacro tesoro delle verità da Cristo rivelate e da Lui trasmesse agli apostoli, ma anche quello di interpretarle ed illustrarle4.
Il beato Angelico non era un moderno artista che voleva mostrare a tutti i costi un suo Cristo personalistico, egli da buon frate domenicano assunse sopra di sé il compito di San Domenico ed il binomio Dottrina (tomismo) e la Predicazione del Santo Vangelo. In esso non vi è dualismo o autocensura, ma la semplice visione della realtà, il temuto realismo critico tomista, con il quale esercitando un controllo rigoroso elimina ogni falsa interpretazione della realtà mostrando Cristo nella sua sfolgorante Verità5.
Il beato Angelico aveva ben compreso che il Mondo sarà salvato dalla Bellezza6, dalla Bellezza che è Dio, ed ha tentato di comunicarla così come egli sapeva fare ed oso affermare con risolutezza che ci è riuscito. Ci è riuscito in quanto egli non era solamente maestro nelle arti pittoriche ma viveva in prima persona il Mistero che dipingeva, l’unico suo motivo di vanto era la Croce di Cristo e non la sua Arte.
Egli a buon ragione può essere considerato un predicatore poiché con la sua arte ha parlato e parla tuttora agli uomini di Cristo, attraverso un mezzo: lo Stupore. Sta a noi ora uscire dallo stupore derivante dalla bellezza – altrimenti rimarremo stupidi – per rispondere a questa chiamata di bellezza orientando la nostra vita alla vera ed unica fonte della vita: Dio.

 

fr. Manuel Russo o.p.

 


1«…non mihi sit laus quod eram alter Apelles – sed quod lucra tuis omnia Christe dabam – Altera nam terris opera extat, altera caelo…», in: CIAPPI LUIGI M., Armonia di Arte e di vita del beato Angelico, Viterbo, Agnesotti, 1955, p. 1;
2BERTHIER J., Il catechismo del b. Angelico, Firenze, 1915, p. 3;
3CIAPPI L. M., Armonia di Arte e di vita del beato Angelico, cit., p. 7;
4CIAPPI L. M., Armonia di Arte e di vita del beato Angelico, cit., p. 7;
5MARINO EUGENIO, Beato Angelico. Umanesimo e teologia, p. 467, in: Beato Angelico. Miscellanea di Studi, Roma, 1984;
6cfr.: DOSTOEVSKIJ F.M., L’idiota;

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