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Fr Damian Byrne: lettera sui Laici (1987)

Damian Byrne missione predicazione

Nel 1987, fr Damian Byrne, Maestro Generale, scrive la lettera “Sfide e Impegni per la Famiglia Domenicana” in ossequio al mandato della commissione capitolare («scrivere ai frati e a tutta la Famiglia Domenicana riguardo ai laici nel nostro apostolato e riguardo ai laici domenicani nel mondo d’oggi» (n. 95)


 

SFIDE E IMPEGNI
PER LA FAMIGLIA DOMENICANA

Lettera del Maestro dell’Ordine
p. DAMIAN BYRNE

Ai frati e a tutta la Famiglia domenicana.

Cari fratelli e sorelle,
il Capitolo di Avila istituì una commissione speciale per lo studio del posto dei laici nel nostro apostolato. In questo modo il Capitolo si faceva eco della crescente importanza che il laicato è andato acquistando nella Chiesa,. particolarmente a partire dal Vaticano II. La commissione capitolare incaricò il Maestro dell’Ordine di « scrivere ai frati e a tutta la Famiglia Domenicana riguardo ai laici nel nostro apostolato e riguardo ai laici domenicani nel mondo d’oggi » (n. 95).
Il testo che segue, inviato sotto forma di lettera dal Maestro dell’Ordine, desidera dare opportuna risposta al mandato del Capitolo. E’ un omaggio a tutta la Famiglia domenicana per i risultati raggiunti in questa importante area ecclesiale e, allo stesso tempo, una fraterna interpellanza a tutti i membri della Famiglia domenicana, affinché intensifichino le loro cure e il loro lavoro in questa nuova sfida ecclesiale.

1. II risveglio dei laici, un nuovo segno ecclesiale
Il Concilio Vaticano II si è fatto eco di un nuovo segno ecclesiale: il risveglio dei laici come nuova tappa ecclesiale di corresponsabilità e senso di comunione. Le parole del Concilio espressero un riconoscimento e una accoglienza favorevole a questa nuova tappa e, insieme, un invito a tutta la Chiesa a proseguire in questo cammino. Il recente Sinodo straordinario dei Vescovi ha raccolto la voce autorevole del Concilio ed ha segnalato nuovi orientamenti e mete come complemento della vocazione alla missione dei laici nella Chiesa.
Il risveglio dei laici e la ministerialità e corresponsabilità ecclesiale è un segno dei tempi con profondo significato teologico. Le dichiarazioni conciliari o sinodali sono solo il riflesso di un fatto storico che si sta producendo in lungo e in largo in tutte le chiese locali e, quindi, nella Chiesa universale.
Vi invito a ripassare con me alcuni fatti presenti nell’attuale situazione ecclesiale:
a) Le chiese locali, molte di esse chiese giovani, stanno acquistando speciale vitalità grazie in buona parte all’attiva corresponsabilità dei laici, uomini e donne, coscienti della loro vocazione cristiana e della loro missione e responsabilità apostolica. Gli sforzi di rivitalizzazione, riorganizzazione, inculturazione… rinnovamento missionario… sono frequentemente sollecitati e portati a termine dai laici in dialogo e collaborazione con i loro parroci.
b) Singolare importanza ha acquistato il fatto di una progressiva diversificazione dei ministeri assunti dai laici all’interno della comunità. Ogni giorno cresce il numero dei laici che scoprono e realizzano ministeri specifici nella Chiesa. Nella maggioranza dei casi, questi ministeri sono riconosciuti ed approvati dai loro rispettivi pastori. Cresce il numero dei laici dediti alla catechesi ed evangelizzazione, alla riflessione e all’insegnamento teologico, alla presidenza e animazione della comunità, all’amministrazione e ai servizi sociali, alla lotta per la causa della giustizia e della pace nel mondo… Tali ministeri non sono esercitati senza una preparazione o per sola buona volontà; alcuni che li esercitano si sentono obbligati ad una formazione, preparazione e allenamento adeguati.
c) Dal punto di vista teologico, ecclesiale e pastorale, è altamente significativo il fatto di una crescente posizione di preminenza assunta dai laici. Non è una posizione che supplisca semplicemente alla scarsità di sacerdoti o che li rimpiazzi. E’ la posizione guida di molti laici che per vocazione o per uno speciale carisma si sentono chiamati a convertirsi in animatori della comunità cristiana in preghiera, nel condividere la Parola, nell’impegno sociale e politico, nelle opere di carità e giustizia. Questi leaders laici si augurano una tappa nuova non solo nella concezione ma anche nel funzionamento dell’autorità nella comunità cristiana
d) Nel risveglio del laicato acquista particolare importanza e significato la presenza della donna, dopo secoli di silenzio ed emarginazione. I doni naturali e i carismi speciali della donna sono una iniezione di vitalità nuova nella comunità cristiana e rivela un nuovo volto dell’esperienza cristiana. Il suo senso pratico, la speciale sensibilità femminile, la sua maternità, la costanza nelle prove… rivelano aspetti occulti della Parola di Dio, della comunione cristiana, della esperienza del Regno.
Questi fenomeni presenti nella Chiesa attuale hanno promosso una crescente collaborazione tra laici, religiosi, sacerdoti nelle diverse sfere della vita ecclesiale. Sempre più domenicani e domenicane condividono la nostra vita e i nostri progetti apostolici con altri religiosi e laici, uomini e donne, sposati e no. I laici non sono i semplici destinatari della nostra missione; essi condividono con noi ‑ e noi con loro ‑ una stessa responsabilità nella comunità cristiana.
Di fronte a questo fatto ecclesiale è necessario che i domenicani si pongano alcuni interrogativi: Come ci sentiamo e come reagiamo di fronte al risveglio dei laici nella Chiesa? Accogliamo di buon grado questo fatto? Lo ignoriamo con autosufficienza? Lo respingiamo con false paure?
Quali sono i nostri atteggiamenti e i nostri comportamenti relativamente ai laici? Che posto hanno i laici nel nostro ministero, nella elaborazione e realizzazione dei nostri progetti apostolici? Sentire con la Chiesa oggi significa, tra le altre cose, porci questi interrogativi e rispondervi con sincerità.

2. Chiave teologica per una riflessione cristiana
La riflessione teologica ha rivolto oggi la sua attenzione ai segni dei tempi per leggere, interpretare e discernere le esigenze della Parola di Dio e dell’esperienza cristiana. Far teologia o predicare significa mettere in relazione la Parola di Dio con le situazioni storiche degli uomini. La fedeltà alla nostra ricca tradizione teologica esige da noi un ascolto attento e un discernimento teologico di questo nuovo segno ecclesiale dei tempi. Non possiamo dimenticare che furono proprio i nostri fratelli teologi del Vaticano II che svilupparono la nuova teologia del laicato e della ministerialità della comunità cristiana.
a) La prima chiave per riflettere sul laicato e la sua missione nella Chiesa ce la fornisce l’ecclesiologia del Vaticano II. Questo spostò la definizione giuridico‑istituzionale della Chiesa verso una concezione o definizione specificamente teologica. Il criterio‑chiave di questa nuova definizione è « Il Popolo di Dio »: la Chiesa è il nuovo Popolo di Dio, convocato dalla fede nel Risorto e segnato dal Battesimo in Cristo Gesù. Esiste oggi una certa tendenza ad affermare che la « comunione » esprime la natura della Chiesa meglio che il « il Popolo di Dio ». Tuttavia tanto il Vaticano II come una tradizione evangelica molto più antica stanno per la definizione « Popolo di Dio ». Tutti i battezzati partecipano con pieno diritto a questa vocazione e a questa missione. Tutti sono Popolo di Dio, membri attivi e responsabili della Chiesa nella sua missione.
b) Questa concezione ecclesiologica del Concilio ci porta ad un nuovo concetto della ministerialità e dei ministeri nella Chiesa. Tutti i ministeri e carismi sono doni di Dio attraverso la comunità. Ecco qui la seconda importante chiave per la nostra riflessione teologica. Il soggetto della ministerialità è la comunità cristiana. Ogni battezzato partecipa radicalmente a questa dimensione della ministerialità. La diversificazione dei ministeri èl’espressione della dimensione ministeriale nella comunità.
c) Una terza chiave di riflessione teologica ci obbliga a rivedere la nostra tradizionale teologia del ministero. Mi riferisco ai criteri di valorizzazione e di gerarchia degli stessi ministeri. Il carattere sacro delle azioni liturgiche e il nesso stretto tra ministero sacerdotale e autorità nella Chiesa ci hanno abituato ad una visione sacra e liturgica, dando un posto preferenziale a questo ministero. In tal modo, le funzioni e i ministeri associati con il culto occupano il primo posto nella nostra scala di valori, mentre il ministero più « secolare » resta relegato al secondo posto. Questo deve cambiare. Ricordando l’esempio di S. Paolo ai Corinti, è necessario recuperare i criteri comunitari per valorizzare e dar preferenza al carisma e al ministero. Il carisma e il ministero esigono maggiore importanza per il cristiano nella misura in cui serve per costruire la comunità cristiana.
Questa terza chiave teologica aiuta a superare il tradizionale dualismo e in molti casi la falsa opposizione tra il sacerdozio e il laicato. Vale la pena ricordare le parole del P. Congar a questo proposito:
« La Chiesa non si costruisce solamente con gli atti dei ministri ufficiali del sacerdozio, ma anche con molti altri servizi, più o meno fissi o occasionali, più o meno spontanei o riconosciuti, alcuni consacrati dall’ordinazione sacramentale. Tali servizi esistono; esistono benché non li si chiami con il loro proprio nome: ministero, e sebbene non abbiano il loro vero posto e status nell’ecclesiologia… Alla lunga uno vede che il doppio elemento decisivo non è « sacerdozio‑laicato », ma « ministero (o servizio) e comunità » (Ministères et communion ecclésiale. Paris, 1971, pp. 9, 17, 19).
Essa aiuta anche a comprendere la diversificazione e distribuzione dei carismi e ministeri tra tutti i membri della comunità, ordinati o laici, uomini o donne.
Finalmente, ciò che è più importante, aiuta a riconoscere il profondo significato cristiano che hanno i ministeri esercitati dai battezzati nella ricerca di una società più umana, più fraterna, più giusta: promozione, assistenza, difesa dei diritti umani, ecc.
Questa chiave teologica deve stimolare la nostra riflessione e discernimento fin dalla pratica della nostra attività pastorale ed ecclesiale. La teologia ci offre oggi punti sicuri e punti disputati intorno ai ministeri. Continua ad essere missione dei domenicani offrire alla comunità cristiana il ministero e il carisma del discernimento teologico, se desideriamo essere fedeli alla nostra tradizione. Però la nostra riflessione teologica non sarà feconda se si allontana dalla nostra azione cristiana, ecclesiale e apostolica.

3. Sfide e impegni per la Famiglia domenicana
Il centro del carisma domenicano dev’essere cercato nella predicazione, e nell’annuncio kerygmatico della Parola di Dio. Essere domenicano significa essere predicatore. Questa è la cosa più importante del progetto domenicano. Necessariamente, questo annuncio è più che un semplice discorso verbale, che passa attraverso la catechesi, l’omelia o l’insegnamento religioso. Si manifesta con qualsiasi parola o realizzazione storica, che proclamano l’avvenimento salvifico nella storia umana.
Il luogo specifico dell’incontro tra i domenicani e i laici è esattamente il carisma e il ministero della predicazione. La Famiglia domenicana è chiamata ad essere una comunità di predicazione, nella quale sono membri attivi e corresponsabili fratelli, religiose, laici con carismi e ministeri differenti.
L’ordine è nato in un momento storico di crisi ecclesiale, e tuttavia di straordinaria vitalità. Fu un momento di risveglio dei movimenti laicali, che influì grandemente sulla nascita e sul progetto di fondazione degli Ordini Mendicanti e creò un nuovo concetto di Chiesa, oltre i limiti parrocchiali e diocesani. Lungo la sua storia, l’Ordine possiede esperienze significative che ci possono aiutare a capire e ad assumere i nuovi tempi del laicato: l’incorporazione del Terz’Ordine al progetto domenicano, l’evoluzione delle funzioni e ministeri dei fratelli cooperatori, l’incorporazione di numerose congregazioni femminili alla missione dell’Ordine. Il ricordo di questi fatti è una sfida per i tempi nuovi.
Penso che le nostre comunità sono chiamate oggi ad inaugurare e potenziare orientamenti pratici nuovi, che portino il laicato alla collaborazione e al ministero nella Chiesa.
La pratica della preghiera partecipa con i laici, offre ad essi la ricchezza di una preghiera autenticata dai secoli, allo stesso tempo riceve da essi la novità e la freschezza di nuove esperienze cristiane. Alcune nostre comunità domenicane si vedrebbero rivitalizzare la propria preghiera se la condividessero con i laici. Non mancano di questi esempi.
E’ necessario pure avviare e potenziare nuovi modelli di formazione condivisi con i laici. Essa non può orientarsi in una sola direzione, come se noi fossimo i maestri e loro i discepoli. Dev’essere una formazione condivisa e mutua. La Parola di Dio non è incatenata: è aperta all’intelligenza di ogni credente che sta in ascolto. Noi possiamo portare la ricchezza della nostra formazione teologica, però dobbiamo apprendere l’ascolto, al fine di arricchirci nel dialogo con altri credenti.
Il nostro lavoro apostolico dev’essere riveduto e riorientato nella prospettiva dei nuovi ministeri laicali, allo scopo di rispondere adeguatamente alla nuova relazione ecclesiale con i laici. Questi impegni invitano a potenziare una forma più collegiale di esercitare l’autorità e la posizione guida. Dobbiamo trovare nuove forme di condivisione del progetto apostolico, nuove maniere di condurlo in corresponsabilità, di diversificare le funzioni e i ministeri nella nostra attività apostolica. La causa del Vangelo deve anteporsi alle nostre abitudini, comodità e timori. Una comunità domenicana in stato di missione e di itineranza è una comunità aperta al presente e al futuro della Chiesa e della società.
Il Capitolo di Avila (n. 85 A) si fa eco del malessere che esiste fra il laicato domenicano. Oggi questo si trova davanti ad un problema particolare: l’assenza quasi totale di giovani, con la conseguente perdita di vitalità. Non sarà, almeno in parte, conseguenza del disattendere gli insegnamenti della Chiesa, a partire dal Vaticano II? Lo stesso problema fu preso in considerazione dal Congresso del laicato domenicano, celebrato a Montréal, nel 1985. Davanti a questa situazione è necessario ripensare e orientare in modo nuovo i gruppi del laicato domenicano, in consonanza con i nuovi indirizzi pratici della Chiesa e le nuove chiavi teologiche, concernenti il posto e la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo.

4. Guardando al futuro
I nostri fratelli e sorelle entrano progressivamente in questo nuovo stile di vita e di missione domenicane, per una Chiesa nuova che sta nascendo. Molti hanno già cominciato e sono uno stimolo per tutta la Famiglia domenicana. Il loro stile nuovo rende più credibile la nostra vocazione. E’ una opportunità per rinnovare l’Ordine. Questo risveglio del laicato ci offre una nuova frontiera. Per incontrarla ci vuole coraggio.
Il futuro della Chiesa e della Famiglia domenicana ci chiede molto. La ragione per non agire in nessun modo ci offre una falsa sicurezza. Ma come ci ricorda S. Giovanni, il primo predicatore di Gesù Cristo: « E’ necessario che io diminuisca affinché egli cresca » (Gv. 3, 30). Come dice Gesù, la grazia divina che vive in ognuno dei fedeli cresce quando questi la proclama fino agli ultimi confini della terra.
Che il ricordo di S. Domenico ci dia il coraggio per cogliere questo nuovo segno ecclesiale.

Maestro dell’Ordine
p. DAMIAN BYRNE

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