Laicato Domenicano > Primo Piano > Le Fraternite Laiche Domenicane, prima e dopo il Concilio Vaticano II

Le Fraternite Laiche Domenicane, prima e dopo il Concilio Vaticano II

ECLDF - Fraternite Laiche
Questo intervento di fr Dousse op, nella nostra traduzione, è un prezioso quanto raro contributo alla storia del Laicato Domenico e fa da complemento ad alcuni articoli pubblicati sulla istituzione del Promotore del Laicato. Consigliamo a tutti, laici e non, di dedicare del tempo di qualità alla lettura del testo che, a distanza di 18 anni è ancora, o forse purtroppo, molto attuale.

ECLDF - Fraternite LaicheQuesto intervento di fr Dousse op, nella nostra traduzione, è un prezioso quanto raro contributo alla storia del Laicato Domenico e fa da complemento ad alcuni articoli pubblicati sulla istituzione del Promotore del Laicato. Consigliamo a tutti, laici e non, di dedicare del tempo di qualità alla lettura del testo che, a distanza di 18 anni è ancora, o forse purtroppo, molto attuale.

Per il Promotore Generale del Laicato:

prima parte (nascita dell’ufficio di Promotore Generale del Laicato) pubblicata giovedì 13 agosto 2015

seconda parte (il “Documento di Bologna” come fondamento del Laicato e della Famiglia Domenicana) pubblicata martedì 18 agosto 2015

terza parte (Prima relazione del Promotore Generale al Congresso di Providence, 2001) pubblicata sabato 22 agosto 2015

quarta parte (Relazione del Promotore Generale del Laicato Domenicano al Capitolo Generale di Cracovia, Polonia, 2004) pubblicata 24 agosto 2015

 


 

Le Fraternite Laiche Domenicane, prima e dopo il Concilio Vaticano II

Conferenza tenuta in occasione del Consiglio europeo del Fraternite Laiche Domenicane(Vienna 1998) di fr, Jean-Bernard Dousse, op

 

Aggiornamento nella fedeltà

È evidente che il Vaticano II segna una svolta nella ecclesiologia, soprattutto nella percezione globale del Chiesa Corpo di Cristo e delle diverse funzioni dei membri di questo Corpo. Ma la vita precede sempre la legge. E ciò che è stato discusso e approvato dai Padri conciliari dal 1963 al 1965 era già stato sperimentato e vissuto prima. Anche il rinnovamento dell’ecclesiologia era stato preparato dalla ricerca dei teologi. Per quanto riguarda i laici e il loro posto nella Chiesa, dobbiamo ricordare il lavoro cruciale del nostro fratello Yves Congar, che ha aperto la strada a una nuova comprensione della funzione del laicato nella Chiesa. Possiamo dire che senza di lui probabilmente non saremmo qui riuniti, e se fosse stato ugualmente un luogo di ritrovo, i temi sarebbe stati molto diversi.

Nel Laicato domenicano, le grandi figure che abbiamo presentato nella nostra “Foto di Famiglia” dimostrano a sufficienza che lo spirito apostolico di S. Domenico ha sempre ispirato i suoi discepoli laici e li ha esortati ad agire tanto quanto alla contemplazione e alla penitenza.

I cambiamenti che stiamo vedendo dopo il Concilio, per quanto siano importanti, non incidono affatto sulla spiritualità, nelle sue note essenziali, del Laicato Dominicano. Parlando del Concilio, Giovanni XXIII volle un aggiornamento della Chiesa. Nella revisione delle costituzioni, i vari ordini e congregazioni religiose hanno fatto loro questo progetto progetto. Anche il laicato domenicano ha completato il suo aggiornamento. Si noti, tuttavia, che questa revisione non è fuori della volontà di attuare le linee guida del Concilio, ma di adattarsi a una nuova situazione nel mondo e nella Chiesa. E ben prima del Concilio dal momento che è il Capitolo generale del 1949, Washington, ad interrogarsi per primo sulla opportunità di cambiare la regola: «Se vi sembra il caso di fare alcune innovazioni nella regola del nostro terzo ordine, che sono state presentate in termini chiari, con le loro motivazioni, in modo che possiamo chiederne dalla Santa Sede l’introduzione» (139,5). Tuttavia, la prima revisione della regola sarà emessa nel 1964, e la regola finale sarà approvata a Montreal nel 1985. È questa preoccupazione del realismo che spiega, mi sembra, le molteplici fasi di questo lavoro che durerà più di venti anni, e – seguendo l’esempio delle Costituzioni dei Frati – non sarà mai completata.

L’intento di questo intervento è di evidenziare gli elementi più importanti di cambiamento, o più precisamente, l’evoluzione di cui siamo testimoni.

Una realtà contiene tutti le altre: la scoperta e il riconoscimento da parte della Chiesa della piena a partecipazione dei laici come tali alla sua missione, in virtù del loro battesimo e confermazione, con i quali partecipano al triplice potere di Cristo sacerdote, profeta e re. Allo stesso modo, come laici, partecipano pienamente non solo alla spiritualità, ma anche alla missione dell’Ordine e al suo carisma specifico della predicazione.

Vorrei sviluppare questo riconoscimento e le sue conseguenze in tre punti: 1. I laici domenicani sono veri laici. – 2. I laici sono autonomi. – 3. Sono apostoli e predicatori. Aggiungerò anche alcune considerazioni sulla famiglia domenicana.

 

1. laici domenicani sono veri laici

È interessante notare che il principale oggetto di contestazione fatta alla prima bozza della nuova regola (1964) è di essere “troppo religiosa e monastica, non sufficientemente adattato alla vita del nostro terziario e laici” (Rapporto del Promotore Generale al Capitolo Generale 1968).

È vero che l’ideale proposto dalle regole precedenti guardò fortemente all’ideale religioso e che queste regole furono molto simili alle costituzioni di ordini religiosi. P. Dupuy, OP, nell’enciclopedia “Cattolicesimo”, art. “Laico” ha scritto: «Come risultato di questi fattori storici, il diritto dei laici è rimasto al Medioevo e la spiritualità era tutta una spiritualità di monaci piuttosto che di laici.» (Vol. VI, c. 1636)

Basta uno sguardo alle vecchie regole per rendersi conto di questa somiglianza. Il linguaggio impiegato: priore, maestro o maestra delle novizie, professione; la regola di Munio tratta delle ore canoniche, dell’alzarsi la notte, del silenzio da osservare in chiesa, dei giovani, l’abito. Quella di Theissling rimase molto vicino; non vengono rimossi che i due capitoli sull’alzarli la notte e del silenzio nella Chiesa (più un altro che vietava il porto d’armi).

La nuova regola del 1964 parla ancora di una certa partecipazione alla vita religiosa e apostolica dell’Ordine (n. 1). Ma il capitolo 13 (n ° 48) mette in evidenza il carattere laico del terziario: «I Terziari hanno consapevolezza di essere chiamati a professare la perfezione cristiana nella vita secolare e a lavorare per il rinnovamento del mondo. Ecco perché, pur respingendo lo spirito del mondo, soddisfano perfettamente i loro doveri dello stato secolare e dei loro obblighi professionali.»

La regola del 1968 introduce un nuovo linguaggio: si parla dei laici di San Domenico. Il riferimento al decreto conciliare è esplicito nel prologo. Il loro primo impegno è definito all’articolo 1, intitolato “Veri laici, con una santità laicale”: In tutte le cose temporali, anche in quelle dove si intrecciano strettamente, essi lavoreranno per realizzarle, illuminarle e ordinarle secondo il Vangelo, in modo che, diventati veri e propri segni di fede, speranza e carità, provochino altri laici ad adempiere i doveri della vita cristiana.»

La regola di Montreal parte (n. 1) dalla dichiarazione del Concilio sul ruolo del laicato nella Chiesa: «Tra i discepoli di Cristo, gli uomini e le donne che vivono nel mondo partecipano con il loro battesimo e confermazione alla missione regale, sacerdotale e profetica del nostro Signore Gesù Cristo. Essi hanno la vocazione di diffondere nel cuore dell’umanità la presenza di Cristo, in modo che il messaggio divino della salvezza sia conosciuto e accettato da tutti gli uomini» (AA § 3).

Il Capitolo generale di Avila (1986) ha istituito una commissione per studiare il ruolo dei laici nel nostro apostolato. Egli dice: «È in particolare attraverso il loro coinvolgimento negli affari del mondo che i laici svolgono il loro ruolo indispensabile nella missione di salvezza della Chiesa» (83 d).

E l’anno successivo, il Maestro dell’Ordine, fr. Damian Byrne, nella sua lettera ai Laici Dominicani ha commentato a lungo e teologicamente tanto la nuova regola quanto gli orientamenti del Capitolo di Avila. Permettetemi di citarlo. Prima osservazione: «Il Concilio Vaticano II è stato l’eco di un nuovo segno ecclesiale: il risveglio dei laici per una nuova fase di co-responsabilità e senso di comunità […] Il risveglio dei laici nel ministero e corresponsabilità ecclesiale è un segno dei tempi che rivestono un significato teologico profondo.  […] Questo non è solo un sostituto per l’assenza di un prete o la definizione di una differenza. Piuttosto è il riconoscimento che molti laici, per vocazione o per un carisma speciale, si sentono chiamati a diventare leader della comunità cristiana nella preghiera, nella condivisione della Parola, negli impegni sociali e politici nelle opere di carità e di giustizia.

E fr. Damian ha sottolineato un aspetto specifico – particolarmente importante – di questa evoluzione: «Sulla scia dei laici, la presenza delle donne dopo secoli di silenzio e di emarginazione, acquista una singolare attenzione e importanza. I doni naturali e lo specifico carisma delle donne infondono una nuova vitalità nella comunità cristiana e rivelano un nuovo volto dell’esperienza cristiana.»

Egli vede la fonte di questo cambiamento nella nuova proposta ecclesiologica del Vaticano II, che definisce la Chiesa come Popolo di Dio, in cui tutti i battezzati partecipano pienamente alla propria vocazione e missione.

Ma io non insisto oltre: avete studiato gli Atti del Capitolo di Avila e la lettera di fr. Damian per preparare il nostro presente incontro. Vorrei solo concludere questo punto con questa formula espressiva del Capitolo del Messico (1992): «Esortiamo i nostri fratelli e sorelle laici ad approfondire la loro specificità di laici nell’essere sia una presenza della Chiesa nel mondo che presenza del mondo nella Chiesa» (n.128 a).

 

2. I laici domenicani sono autonomi.

Voglio dire che l’autorità e il potere di decisione non sono più nelle mani dei frati – facendo salva l’autorità del Maestro dell’Ordine e dei Capitoli Generali, che assicurano l’unità di tutto l’Ordine nella sua dimensione di Famiglia Domenicana – ma passò nelle mani dei laici.

Riprendiamo alcuni testi vecchi e nuovi, per verificare il cambiamento. Ho letto nella regola del 1923: «L’istituzione del direttore della Fraternita, nelle chiese dell’Ordine, è riservato esclusivamente al Maestro Generale o al Priore Provinciale» (n.53). «Il direttore, nel suo ufficio, può compiere automaticamente tutto ciò che riguarda la direzione e la formazione spirituale dei frati» (n.55). «Ogni anno il direttore con i restanti membri del Consiglio rinnova la terza parte dei consiglieri […] Con il consiglio così completato, il direttore elaborerà il priore e gli altri dignitari» (n.60).

Il titolo di direttore esprime la realtà: è lui che ha la responsabilità principale, è stato lui che, con il Consiglio decide ciò che è importante.

Che dice la regola del 1964? Leggiamo al n.54: «superiori ufficiali T.-O. sono […] c) il direttore locale nella sua fraternità». Il Capitolo XVII è dedicato al direttore della fraternita. «Sarà un prete» (62). Il suo ruolo: «convocare il Consiglio di Fraternita e presiederlo, offrire ai terziari la Parola di Dio, ammettere nuovi membri nella fraternita, correggerli, ammonirli, e assolverli, in conformità con la regola. Tutto ciò che riguarda la formazione spirituale e l’orientamento dell’azione sia dei membri che dei funzionari verso i doveri dell’ufficio» (63). Difficilmente si può trovare la formula più assoluta per esprimere il suo potere.

La regola del 1968 ha introdotto una nuova terminologia, che esprime una profonda riforma della struttura. Non vi è alcun direttore ma un assistente religioso, che ha il compito di assistere, insegnare e far progredire i membri della fraternita nella vita evangelica ed apostolica secondo lo spirito e la tradizione di ordine. Spetta a lui celebrare il rito liturgico di ammissione e di ricevere le professioni insieme al Presidente (o priore) della fraternita (n.17, A e B).

Per quanto riguarda la regola di Montreal, dichiara che l’Assistente Religioso (fratello o sorella) ha una funzione di assistenza dottrinale e spirituale. Egli è nominato dal Priore Provinciale, dopo aver consultato il Promotore provinciale e il consiglio locale dei laici (n.21 c). Le sezioni 16 e 17 precisano che è il responsabile della Fraternita che procede, con l’assistente religioso, all’accoglienza del candidato o che riceverà, sempre con l’assistente religioso, la sua professione temporaneo o permanente.

Assistiamo così al passaggio del potere dalle mani di un direttore sacerdotale a un responsabile laico con un assistente religioso che non è più obbligatoriamente un sacerdote ma può anche essere una sorella o un fratello cooperatore, e persino uno/a laico addestrato (Avila n.92).

Si noti, in questo contesto, una raccomandazione ai fratelli dal Capitolo Generale della Madonna dell’Arco, nel 1974, in gran parte citando la Costituzione Lumen Gentium (n.37): «riconoscano e promuovano la dignità e la responsabilità dei laici nella Chiesa e nell’ordine, ricorrendo volentieri alla prudenza dei loro consigli; affidando loro carichi e lasciando loro libertà e margine di azione, anzi li incoraggino perché intraprendano delle opere anche di propria iniziativa; rispettando e riconoscendo la giusta libertà che appartiene a tutti nella città terrena» (n.232).

A seguito di questo sviluppo, non c’è più un Terzo Ordine dipendente dal Primo, ma in quello che oggi è chiamata la Famiglia Domenicana, vari rami corrispondono a diversi stati di vita; il Capitolo generale di Quezon City (1977) osserva che l’ampia accettazione della nozione di Famiglia Domenicana da parte di tutti i rami dell’Ordine sembra essere un segno speciale dello Spirito Santo che opera in ciascuno di quelle che vogliono essere figlio e figlie da san Domenico (n.64).

Proseguendo in questa analisi, continua: La partecipazione a una comune vocazione produce la solidarietà di tutti e lega ciascuno al servizio della missione dell’Ordine secondo una reciprocità necessaria. La diversità non è basata su una disparità tra i membri dei diversi rami della Famiglia, ma piuttosto sul fatto che la missione dell’Ordine è soddisfatta grazie ai differenti e reciprochi ministeri che sono realizzate grazie alla collaborazione reciproca e complementare (65).

 

3. I laici domenicani sono gli apostoli e predicatori.

a) Le regole successive

Bisogna notare che nella regola di Munio, nessun punto parla di apostolato in senso moderno, ad eccezione di visitare i malati e l’assistenza ai bisognosi, ma di difendere e di diffondere la fede (ch. 15). La regola del 1923 contiene un capitolo intitolato “Le opere di apostolato e di carità”: «Seguendo le tracce di S. Domenico e di Santa Caterina da Siena, tutti i terziari useranno e spenderanno senza misura, con cuore ardente e generoso, la loro vita per la gloria di Dio e la salvezza delle anime. – Ricordando le tradizioni dei nostri padri, lavoreranno incessantemente, con la parola e le opere per la verità della fede cattolica, per la Chiesa e il Romano Pontefice […] si dedicheranno alle opere di carità e di misericordia […] aiuteranno il clero della parrocchia nelle sue opere pie, e, soprattutto, laddove sia necessario, istruire i figli di verità cristiane.» (Ch. XI)

La regola del 1964 riprende quasi alla lettera questo passaggio, con l’aggiunta di una nota attualizzante: «militando preferibilmente preferibilmente nelle file dell’Azione Cattolica (n 49)». Ciò che è nuovo e merita di essere sottolineato è quello che precede immediatamente: «I terziari hanno la consapevolezza di essere chiamati a professare una perfezione cristiana nella vita secolare e a lavorare per il rinnovamento del mondo. Pertanto, pur respingendo lo spirito del mondo, adempiono perfettamente i doveri del loro stato laicale e gli obblighi professionali» (n. 48). Già si avverte il contributo del Concilio sulla missione specifica dei laici.

La regola del 1968 intitola il capitolo dedicato all’apostolato “la missione apostolica”. I laici sono invitati ad assimilare il più possibile la dottrina fecondo del sacerdozio comune dei fedeli, a dedicarsi senza sosta al servizio profetico che viene affidata ai laici, per diventare annunciatori della fede veramente competenti. Partecipano attivamente al lavoro ecumenico. Infine, aderendo profondamente alla dottrina sociale della Chiesa, cercheranno di esercitare un’influenza cristiana nel loro ambiente sociale e rafforzare lo Stato di giustizia, fratellanza e pace in terra (n. 5).

La norma attuale prevede che laici domenicani siano caratterizzati […] per l’impegno di servire Dio e il prossimo nella Chiesa e partecipare alla missione apostolica dell’Ordine attraverso la preghiera, lo studio e la predicazione secondo la loro condizione di laici (n. 4). Il paragrafo seguente contiene il titolo del 1968: Missione Apostolica, per affermare che i laici danno testimonianza della loro fede, sono in ascolto delle esigenze del loro tempo e sono al servizio della verità. Prestare attenzione agli obiettivi principali dell’apostolato contemporaneo al centro della Chiesa e soprattutto sono molto sensibili alla misericordia autentica verso tutte le forme di sofferenza, nella difesa della libertà, della giustizia e della pace. Sanno che la regola conclude che la loro azione apostolica deve venire dalla abbondanza della loro contemplazione (n. 5-7).

Questo per quanto riguarda le regole dell’Ordine, che sono per definizione semplici, brevi testi. Hanno bisogno di essere spiegate in parte dalle parole del Concilio Vaticano II e dall’altra dai Capitoli generali e dalle lettere dei Maestri dell’Ordine.

b) La santificazione del mondo

Ho ricordato alcune dichiarazioni del Concilio. Come abbiamo già detto, il carattere secolare è carattere proprio e peculiare dei laici  […] La loro vocazione è quella di cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio  […] Essi sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall’interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo esercitando il proprio ufficio sotto la guida dello spirito evangelico  […] A loro quindi particolarmente spetta di illuminare e ordinare tutte le cose temporali, alle quali sono strettamente legati, in modo che siano fatte e crescano costantemente secondo il Cristo (LG 31). E aggiunge: laici sono soprattutto chiamati a rendere presente e operosa la Chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze, in cui essa non può diventare sale della terra se non per loro mezzo. E conclude: Sia perciò loro aperta qualunque via affinché, secondo le loro forze e le necessità dei tempi, anch’essi attivamente partecipino all’opera salvifica della Chiesa (33).

Che non sia ancora pienamente realizzato risulta chiaro dalle più recenti richieste di Giovanni Paolo II “per integrare ulteriormente i laici nella pastorale” (vescovi polacchi in visita ad limina Apostolorum, 2 febbraio 1998).

Quello che il Concilio ha quindi affermato per tutti i laici vale a fortiori per i laici domenicani, come indicato nel capitolo di Avila (n. 85). È proprio attraverso il loro coinvolgimento negli affari del mondo che i laici svolgono il loro ruolo indispensabile nella missione di salvezza della Chiesa (n. 83, d). E citando Paolo VI nella Evangelii nuntiandi, in cui afferma: ” l campo proprio della loro attività evangelizzatrice è il mondo vasto e complicato della politica, della realtà sociale, dell’economia; così pure della cultura, delle scienze e delle arti, della vita internazionale, degli strumenti della comunicazione sociale “(70).

L’adempimento di tale missione richiede assolutamente delle competenze, e quindi la formazione sia nelle aree secolari sia nella dottrina cristiana. Questa competenza nei settori laici è essenziale per la credibilità della parola dei frati, affermano due Capitoli generali. Così dice il Tallaght nel 1971: «La missione dottrinale dell’Ordine dei Predicatori non può essere pienamente esercitato oggi senza la partecipazione attiva e l’assistenza dei laici che studiano i problemi del mondo di oggi e le domande poste dalla ricerca scientifica contemporanea, e allo stesso tempo partecipare allo spirito del nostro ordine» (n. 173,1).

c) Il ministero della Parola

Il richiamo e l’attenzione sulla dimensione secolare dell’apostolato dei laici mi sembravano importanti prima di parlare della nota specifica del nostro Ordine: la predicazione. Il testo della Istruzione romana pubblicato lo scorso novembre (1997) su “alcune questioni circa la collaborazione dei fedeli laici al ministero dei sacerdoti” ha turbato alcune menti e ha causato confusione. Il team responsabile della preparazione del nostro incontro era presente a Roma nel mese di novembre, dopo la pubblicazione di questo testo; abbiamo espresso le nostre paure prima del Consiglio Generale. Il Maestro dell’Ordine e il suo Consiglio hanno incaricato il nostro gruppo di lavoro francese di analizzare il documento con l’aiuto di fr. Guido Vergauwen, assistente per la vita intellettuale, e di fornire un resoconto. Ci metteremo al lavoro dopo la prossima riunione del gruppo del 22 al 24 maggio Ma sembra che i nostri timori siano eccessivi. Guardiamo adesso la nostra tradizione e i recenti indirizzi ricevuti dall’Ordine.

Il Concilio apre ampiamente la strada al ministero della parola ai laici, a far valere la loro partecipazione alla missione profetica di Cristo. Cristo, il grande profeta […] […] compie il suo ufficio profetico non solo per mezzo della gerarchia, che insegna in nome e con la potestà di lui, ma anche per mezzo dei laici, che perciò costituisce suoi testimoni provvedendoli del senso della fede e della grazia della parola (Atti 2,27-18; Ap 19:10.) perché la forza del Vangelo risplenda nella vita quotidiana, familiare e sociale. Poco più avanti, il testo continua: i laici diventano araldi efficaci della fede in ciò che si spera […] Questa evangelizzazione […]fatta con la testimonianza della vita e con la parola acquista una certa nota specifica e una particolare efficacia dal fatto che viene compiuta nelle comuni condizioni del secolo (LG 35).

Altrove nel decreto sulla Apostolato dei Laici, troviamo questa affermazione molto forte: l’apostolato della Chiesa e di tutti i suoi membri è diretto prima di tutto a manifestare al mondo il messaggio di Cristo con la parola e i fatti e a comunicare la sua grazia. Ciò viene effettuato soprattutto con il ministero della parola e dei sacramenti, affidato in modo speciale al clero, nel quale anche i laici hanno la loro parte molto importante da compiere « per essere anch’essi cooperatori della verità » (3 Gv 8)  […]Tuttavia tale apostolato non consiste soltanto nella testimonianza della vita; il vero apostolo cerca le occasioni per annunziare Cristo con la parola […] e conclude: nel cuore di tutti devono echeggiare le parole dell’Apostolo: «Guai a me se non annunciassi il Vangelo » (1 Cor 9,16) (AA 6).

Il Ministero della parola esercitata da laici domenicani ha quindi una solida base ecclesiale. I documenti dell’Ordine insistono su questo aspetto del nostro apostolato. Il “documento di Bologna“, che è la base per tutta la Famiglia Domenicana, ha parole molto forti su di esso: «la missione particolare che riceviamo è la proclamazione della parola di Dio […] La predicazione nelle diverse forme, come inteso nella tradizione domenicana, è l’indispensabile forza liberatrice più necessaria al mondo contemporaneo.» (n. 4.1). Ha sottolineato la necessità della formazione continua per la predicazione sia efficace. Porta questa nota piuttosto inaspettata: «In un mondo in rapido cambiamento, i domenicani ascoltano e accolgono la Parola di Dio, già presente nelle culture in cui viviamo. Dobbiamo essere anche all’avanguardia nel proclamare la Buona Novella nelle diverse culture» (4.3).

Poco dopo, il Capitolo di Roma (1983) accoglie con favore la collaborazione tra tutti i gruppi Famiglia Domenicana nei compiti di evangelizzazione. Ha esortato i fratelli a continuare o iniziare questa collaborazione con gli altri membri della Famiglia Domenicana, per esempio nel ministero della Parola, nell’animazione di esercizi spirituali […] nella catechesi, programmi di formazione, promozione vocazionale nel lavoro di giustizia e Pace (n. 279).

La regola di Montreal prevede che un domenicano deve essere pronto a predicare la Parola di Dio […] Ciò riguarda in particolare la difesa della dignità umana, della vita e della famiglia. Il desiderio di promuovere l’unità dei cristiani, il dialogo con i non cristiani e non credenti è parte della vocazione domenicana (n.12).

Il Capitolo di Oakland (1989) ricorda che il carisma della predicazione è diffuso in tutta la famiglia domenicana per il bene della Chiesa. La collaborazione tra fratelli, sorelle e laici deve essere vista come il segno della partecipazione allo stesso carisma (n.47).

La riflessione potrebbe continuare attraverso le lettere e gli altri interventi dei Maestri dell’Ordine, in particolare le due lettere di fr. Damian Byrne la cui lettura è stata la base per la vostra riflessione preparatoria. Sarebbe troppo lungo elencarne di nuovo. Si avrà ancora la possibilità di farvi riferimento nel vostro lavoro di questi giorni.

d) un vero ministero

Voglio solo ricordare, per introdurre la riflessione di domani, ciò che ha scritto fr. Damian nella sua lettera del novembre 1987. Siamo invitati a rivedere le nostre teologie tradizionali del ministero […]Il carattere sacro delle azioni liturgiche e il nesso stretto tra ministero sacerdotale e autorità nella Chiesa ci hanno abituato ad una visione sacra e liturgica, dando un posto preferenziale a questo ministero. In tal modo, le funzioni e i ministeri associati con il culto occupano il primo posto nella nostra scala di valori, mentre il ministero più «secolare» resta relegato al secondo posto. Questo deve cambiare. Ricordando l’esempio di S. Paolo ai Corinti, è necessario recuperare i criteri comunitari per valorizzare e dar preferenza al carisma e al ministero. Il carisma e il ministero esigono maggiore importanza per il cristiano nella misura in cui serve per costruire la comunità cristiana.  [… Questo ci] aiuta a riconoscere il profondo significato cristiano che hanno i ministeri esercitati dai battezzati nella ricerca di una società più umana, più fraterna, più giusta: promozione, assistenza, difesa dei diritti umani, ecc. (2 c).

e) due fatti importanti

Prima di concludere, vorrei citare due fatti importanti che accompagnano questa evoluzione del Laicato Dominicano e la sua partecipazione alla missione dell’Ordine e della Chiesa:

  • In primo luogo l’aspetto di questa realtà della Famiglia Domenicana, che si traduce in un nuovo tipo di relazioni tra diversi rami dell’Ordine. tutti partecipano, ognuno ha suo modo, all’unico carisma e missione dell’Ordine che è la predicazione sulla base della spiritualità domenicana: la collaborazione nell’apostolato come nei progetti di formazione congiunti per una maggiore efficienza e una maggiore unità. Ora tutto ciò che si dice della Famiglia Domenicana nei documenti ufficiali riguarda direttamente il laicato.
  • In secondo luogo, l’emergere di un nuovo posto delle donne nella società e nella Chiesa, che rappresenta un nuovo approccio a tutte le principali questioni, anche teologiche, del mondo di oggi, portando tutta la ricchezza di percezione e d’analisi meno puramente speculativa della personalità femminile.

 

Osare, per essere fedeli

Cosa abbiamo imparato da questo excursus della legislazione delle fraternite attraverso le successive regole prima e dopo il Vaticano II?

  • Tra i frati, il libro delle Costituzioni è in continua evoluzione: ogni Capitolo generale porta cambiamenti. Mi sembra che le fraternite secolari stiano seguendo questo esempio. È stato chiesto che la nuova regola abbia il carattere di una legge fondamentale, e che quindi dovrebbe essere breve e semplice, che contenga solo le norme più generali, al fine di meglio adattarsi ai tempi e luoghi (Bologna 1961 n. 271). Questa flessibilità, questo adattamento è necessario per un apostolato in grado di rispondere alle situazioni e alle esigenze sempre mutevoli. La chiave è la fedeltà allo spirito che ci anima e alla missione che ci è affidata.
  • La Chiesa si è ridefinita attraverso il Concilio e laici hanno trovato il loro giusto posto e il riconoscimento della loro partecipazione alla sua missione. Sono stati riconosciuti nella loro identità laicale; la loro portata è stata definita: trasformare il mondo secondo lo spirito del Vangelo. La mancata osservanza di questa linea di condotta sarebbe un’infedeltà alla nostra vocazione di laici e a quello che voleva. Domenico. Piuttosto rallegriamoci in questa evoluzione. È per noi una fonte di dinamismo.
  • La Chiesa e l’Ordine riconoscono una diversità di carismi suscitati dallo Spirito. Ognuno deve crescere il suo per il bene della comunità, per il bene dell’umanità. Vi è un invito ad ascoltare: ascoltare il mondo in cui viviamo, per ricevere le chiamate e di discernere i segni con cui il Signore ci parla; l’ascolto di sé, riconoscere i propri carismi e metterli in atto. Invito anche a gioire nella diversità e nella pluralità di talenti e iniziative, che sono un bene.
  • In questa diversità, i ministeri sono diversi, “ma lo Spirito è uno”, dice S. Paul. Ministri ordinati e laici devono lavorare insieme e formarsi l’un l’altro. Se i laici dovrebbero ricevere dai frati e dalle monache una formazione, spirituale, biblica e teologica, è loro compito portare le competenze secolari e la conoscenza del mondo nella teologia. Penso che si devono creare posti affinché questi scambi diventino realtà.
  • Quando si è sulla via, le soste danno la possibilità di guardare il cammino fatto e di continuare a muoversi nella giusta direzione. Per la Chiesa, il Concilio è stato uno delle principali soste. Ha abbozzato un percorso da seguire, una missione da compiere e ha suggerito modi per realizzarla. L’Ordine ha fatto lo stesso. La nostra sosta-riunione in questi giorni ha lo stesso obiettivo: abbiamo osservato i progressi, vogliamo delineare la strada percorsa e gli obiettivi da perseguire, e che la luce dei documenti che ci sono stati dati da parte dei ministri della Chiesa e dell’Ordine possa guidarci. Impegniamoci con fiducia e senza esitazione.
  • L’Ordine è vivo; lo spirito di Domenico continua a toccare uomini e donne, giovani e vecchi e creare nuovi modi per implementare il suo profondo dinamismo. Non abbiate paura di nuove forme di realizzazione dell’ideale Domenicano. “Ci sono molti posti nella casa del Padre.”

Prendo le mie ultime parole dalla lettera di fr. Damian su “il ministero della predicazione” San Domenico non ha avuto dubbi sulla sua missione. Sapeva di essere un predicatore. Dobbiamo recuperare questa certezza di Domenico. Oggi dobbiamo vedere noi stessi non tanto come “domenicani” che come “predicatori”.

fr. Jean-Bernard Dousse, op

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.