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Saggio storico sul Laicato (2° Parte)

Laicato - Laici Domenicani - Abbrescia

Saggio storico sul Laicato (2° Parte)

Fr Domenico M. Abbrescia op è l’autore del libro “Laici Domenicani” pubblicato nel lontano 1989 dalla Nicolini Editori. Il libro è un testo fondamentale per conoscere il laicato domenicano e contiene un Saggio Storico sul Laicato Domenicano che illumina la creatività e l’attenzione amorevole dell’Ordine verso i laici e le laiche. Ne pubblichiamo la seconda parte.

La prima parte, pubblicata il 1° Aprile, può essere letta su Saggio storico sul Laicato (1° Parte)

questo testo va ad inserirsi nel numero degli articoli dedicato alla storia del laicato domenicano. Ricordiamo:

Le Fraternite Laiche Domenicane, prima e dopo il Concilio Vaticano II pubblicata il 15 marzo 2016
La nascita dell’ufficio di Promotore Generale del Laicato pubblicata giovedì 13 agosto 2015
Il “Documento di Bologna” come fondamento del Laicato e della Famiglia Domenicana pubblicata martedì 18 agosto 2015
Prima relazione del Promotore Generale al Congresso di Providence, 2001 pubblicata sabato 22 agosto 2015
Relazione del Promotore Generale del Laicato Domenicano al Capitolo Generale di Cracovia, Polonia, 2004 pubblicata 24 agosto 2015

 


 

L’Umanesimo e il Rinascimento (sec. xv)

È nel ricordo di Caterina che il b. Raimondo da Capua (+ 1399) attua il suo programma di Maestro dell’Ordine (158O- 1599): riserva a sé la riforma dei FF. Predicatori, e affida la riforma dei penitenti domenicani ad un altro figlio spirituale di Caterina, Tommaso Caffarini (+ 1434), residente a Venezia.

Il Caffarini compone il Trattato sui penitenti di S. Domenico (1402), riesce a fare approvare ufficialmente la Regola dei penitenti domenicani da Papa Innocenzo VII (1405) e da inizio al processo di canonizzazione di Caterina da Siena.

Inoltre rivitalizza con molto successo, specialmente a Venezia, l’Ordine della penitenza, e nei suoi scritti rievoca alcune sue figlie spirituali, tra le quali meritano di essere rievocate Maria di Venezia (+ 1599), giovane mistica ricca di doni soprannaturali, e Minna Berengui, un’altra mistica che predice al Caffarini l’imminente approvazione della Regola.

Sono, frattanto, di nuovo in movimento i penitenti: prima con il domenicano spagnolo S. Vincenzo Ferrari (+1419) che, predicando in diversi paesi europei (Spagna, Francia, Svizzera, Italia, ecc.), è seguito da un gran numero di penitenti, molti dei quali, secondo alcuni storici, inquadrati nel movimento penitenziale domenicano; poi con il domenicano italiano Manfredi da Vercelli (+145 1/3 2), emulo di S. Vincenzo, che guida un folto gruppo di Penitenti domenicani dal Nord d’Italia fino a Roma.

Benemerito del movimento laicale domenicano è anche S. Antonino da Firenze (+ 1459): si ricorda ancora, tra le donne da lui inserite tra le penitenti domenicane, Annalena Malatesta, moglie infelice del conte Baldaccio dell’Anguillara, vincitore della battaglia di Anghiari.

È fra gli splendori del Rinascimento che Pio II canonizza solennemente Caterina da Siena (29.4.1461), di cui egli si fa personalmente cantore umanista: ha inizio cosi la splendida e crescente storia del movimento cateriniano mai più interrotto fino ai giorni nostri.

Sulla fine del ’400 si opera una svolta nominalistica importante: nei Capitoli generali del 1481 e 1484, se non andiamo errando, si parla di TERZO ORDINE della Penitenza di S. Domenico: perché e come mai questa denominazione, assente nella Regola classica di Muñio? Agli storici la risposta. D’ora in poi dovremo parlare non più di penitenti, ma di Terz’Ordine e di Terziarie e Terziari, perché il termine diverrà di uso universale e come codificato.

Si fanno sempre più numerose le Sorelle collegiate, specialmente sotto l’influsso del ricordo di S. Caterina da Siena: giuridicamente, però, sia le Sorelle che vivono nella propria casa che le collegiate non si differenziano, perché per le une e per le altre vale la stessa Regola di Muñio.

Si accentuano, però, fra le collegiate, delle differenziazioni spirituali: alcune vanno al di la della Regola di Muñio, ed emettono voti privati; altre introducono nella comunità collegiata delle consuetudini delle claustrali; altre, infine, domandano al Papa, pur restando nella stessa identità giuridica della Regola di Muñio, di potersi chiudere in clausura.

Si creano quindi tipi diversi di Suore collegiate: senza clausura e con clausura, con voti e senza voti.

Intanto, proprio sulla fine del ‘4O0 si fa più pressante l’urgenza della riforma della Chiesa, per la quale S. Caterina ha offerto la propria giovinezza. La riforma ufficiale è ancora molto lontana: la prima riforma parte dal basso (sacerdoti diocesani, religiose, religiosi) e precede di almeno mezzo secolo la riforma ufficiale della Chiesa. A questa corrente pre-riformista e pre-tridentina partecipano, inconsciamente ma realmente, anche diverse Terziarie domenicane, che riflettono la tipologia di S. Caterina da Siena: quando le circostanze lo esigono alcune di esse si impegnano anche nella vita politica: la b. Colomba da Rieti (+ 1501), operatrice di pace specialmente nel cuore di Perugia; la b. Maddalena Panattieri (+ 1503), una mistica emblematica che influisce anche sui padri e i novizi della sua zona piemontese; la b. Osanna Andreasi (+ 1505), che rinnova i prodigi di S. Caterina nella sfera politica dei Gonzaga a Mantova.

Ad esse va aggiunta anche la terziaria Maria Porta (+ 1520), se non altro per aver saputo educare suo figlio, S. Gaetano da Thiene, che sarà uno dei protagonisti della riforma pre-tridentina in Italia.

 

Riforma e Controriforma (sec. Xvi)

Il 1517 esplode il caso Lutero e la conseguente spaccatura della Cristianità (Cattolici e Protestanti).

Forti persecuzioni si scatenano contro i cattolici nel nord-Europa, specialmente in Inghilterra e in Irlanda. Un solo domenicano secolare è agli onori degli altari, ed è un Terziario di Oxford, il b. Adriano Fortescue (+ 1559), amico di Thomas Moore e cugino di Anna Bolena, moglie di Enrico VIII d’Inghilterra.

In Italia un buon gruppo di Terziarie si uniscono spiritualmente alle tante anime che con la testimonianza della propria vita precedono la riforma ufficiale tridentina: la b. Stefana Quinzani (+ 1530), la b. Lucia da Narni (+ 1544), la (b.) Lucrezia Cadamosti (1478-1545), la b. Caterina Mattei (+ 1547), Caterina Carreri (+ 1557), ecc.

Finalmente la Chiesa tenta efficacemente la riforma con la celebrazione del Concilio di Trento (1545-1562).

I decreti tridentini, pero, si riflettono poco sul Terz’Ordine: questo rientra nella riforma generale. Ne sono coinvolte, invece, le Terziarie collegiate, che ne subiscono delle conseguenze, ma che hanno radici remote ai primi del secolo.

All’inizio del secolo, infatti Roberto Ubaldini op su richiesta delle Suore Collegiate di S. Caterina da Siena di Firenze, di cui egli è direttore, cerca di adattare per le Suore collegiate le Costituzioni delle claustrali domenicane, proponendo quindi un nuovo testo/Direttorio. Il Gaetano l’approva (14.10.1509) e dietro sua raccomandazione altre comunità collegiate fanno proprio il Direttorio: S. Vincenzo di Prato, S. Caterina di Borgo S. Lorenzo, il Paradiso di Siena.

Il Direttorio non cambia nulla: la regola di Muñio è sempre la base, e le Suore sono sempre Terziarie.

Alcune settimane dopo le Suore di S. Caterina da Siena di Firenze e di S. Vincenzo di Prato chiedono al Papa di poter emettere i tre voti: Giulio II annuisce, dopo aver interpellato il Gaetano (14.12.1509), ma deve ricorrere presto ai ripari, perché le Suore emettendo i voti diventano vere proprie religiose, ciò che implica l’Ufficio divino e la clausura: con un nuovo Breve concede il privilegio poter emettere i voti e di non essere tenute alla clausura, per cui restano sempre Terziarie con la Regola di Muñio come base e il Direttorio come complemento (1510).

Verso la meta del ‘500, però, il Direttorio è talmente rimaneggiato che si presenta con le caratteristiche di Regola nuova: e allora che Alberto de Casaus , Maestro dell’Ordine (1542-1544) e papa Paolo III approvano il Direttorio come Regola del III Ordine Regolare delle Suore di S. Domenico (13.8.1542).

La Regola di Muñio resta, allora, valida solo per le Terziarie che vivono nel mondo o anche per le collegiate, ma queste non sono Suore regolari.

Chi pone fine alle Terziarie regolari è S. Pio V (29.5.1566): egli dichiara che i voti emessi dalle Terziarie regolari sono solenni, e sono quindi delle vere religiose, e  obbligate alla clausura stretta.

Vengono ad esistere due specie di claustrali domenicane: le monache e le Terziarie Regolari di clausura. Fra queste ultime da segnalare S. Caterina de’ Ricci +1590 .

ll Terigrdine secolare viene a perdere in certo senso una sua ricchezza, ma (la origine ad un nuovo ramo domenicano.

Nel periodo tridentino e post-tridentino vanno segnalate alcune Terziarie insigni: la spagnola Luisa de Borja y Aragon (+ 1560), sorella di S. Francesco di Borja, la santa duchessaa, come la chiamano; la iugoslava b. Osama da Cattaro (+1565), antesignana dello spirito ecumenico moderno; l’italiana b. Maria Bartolomea Bagnesi (+ 1577), apostola di Firenze.

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