Nella festività liturgica di San Domenico di Guzman, il Presidente Provinciale dott. Gianni Pinna firma la sua prima lettera, “Il Principio del Servizio”, indirizzata al laicato e a tutta la Famiglia Domenicana della Provincia.


-Reverendissimo Padre Provinciale Aldo Tarquini O.P.,
-Reverendissimo Promotore Provinciale Alberto Viganò O.P.,
-Reverendissimi Assistenti Religiosi di Fraternita,

-Reverendissimo Promotore della Pastorale giovanile e dei Mezzi di Comunicazione Padre Gian Matteo Serra O.P.,
-Reverendissimo Promotore della Famiglia Domenicana Padre Christian Steiner O.P.,
-Reverendissimo Promotore della Predicazione itinerante e delle Fraternite sacerdotali Padre Antonio Cocolicchio O.P.,
-Reverendissimo Coordinatore per la Predicazione itinerante (in Sardegna) Padre Alberto Fazzini O.P.,
-Reverendissimo Promotore del Rosario, della rivista “Domenicani” Padre Eugenio ZabattaO.P

-Reverendissimi Priori o Superiori dei Conventi di Frati della Provincia Romana di Santa Caterina da Siena,

-Reverendissima Madre Superiora Sr. Maria Matilde Caldarini, del Monastero SS. Domenico e Sisto in S. Maria Del Rosario, Roma,
-Reverendissima Madre Superiora Sr. Maria Pia Fiorese, del Monastero S.Rosario, Albano Laziale,
-Reverendissima Madre Superiora Sr. Rosa Imelda Diaz Rivera, del Monastero Beata Colomba Perugia,
-Reverendissima Madre Superiora Sr. Candida Ludovica Monterumici, del Monastero S. Maria Del Sasso, Bibbiena,
-Reverendissima Madre Superiora Sr. M. Pia Fragni,del Monastero S. Maria Della Neve e S. Domenico, Pratovecchio,
-Reverendissima Madri dei Conventi della Provincia Romana,

-Egregi Consiglieri Provinciali,
-Egregi Presidenti di Fraternita1.

 

1. -O Nobile2 Altro San Domenico, Nobili Padri, Nobili Suorine di San Domenico, Nobili Consiglieri, Nobili Consorelle Laiche di San Domenico, Nobili Confratelli Laici di San Domenico,
l’Assemblea ha voluto eleggere il nuovo Consiglio Provinciale, ed il Consiglio, immeritatamente, l’ultimo di Voi: chi Vi scrive. Grazie. Egli riceve dall’ Ottimo Gentiluomo di Sua Santità, più volte Presidente Provinciale, la responsabilità di un Mirabile e consistente Esercito di San Domenico, quello dei Laici3, da servire toto corde.

Così, insieme, siamo agli inizi del servizio quadriennale, a Vostro beneficio, carissimi Sorelle e Fratelli, nel Nobilissimo Ordine di San Domenico, voluto da Dio per conquistare le anime con la predicazione.
Questo è il fine della nostra Famiglia: conquistare le anime.
Questo e’ il mezzo essenziale della nostra Famiglia: la predicazione4.
Dunque, questi devono essere il fine ed il mezzo essenziali di ciascuno di noi: di Voi che leggete, di me che scrivo. In ogni nostra azione dovremo guardare ad essi per trarre luce e forza necessarie per un’opera così tanto divina e così tanto umana5.

 

2 . – IL PRIMO DEI PROBLEMI.
Si pone dinanzi a noi, in una questione unica, il primo dei problemi: quello del principium, dell’inizio. Da esso, come da un seme, in qualche modo, dipendono tutti i frutti successivi.

1.) Come iniziare?
2.) Chi ringraziare?
3.) Come ringraziare?
4.) Come prepararsi a servire Voi Tutti; con Voi, le anime sante6 che Dio ci affida; l’Ordine; e Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze7?

 

3. – ALLA RICERCA DELLA SOLUZIONE DEL PROBLEMA.
Per il nostro gloriosissimo Patriarca, per il gigante della fede, per il nostro Padre San Domenico, Dio ha voluto che, agli inizi del ministero dei Suoi Frati Predicatori ci fosse già un Monastero di Suorine8 che «avrebbe appoggiato la loro predicazione con la preghiera ed il sacrificio» 9, in ordine al fine anzidetto: la conquista delle anime. Anime da strappare all’errore, che sempre, allora come oggi, cerca di ammantarsi di verità.

Del glorioso Figlio di San Domenico, San Tommaso d’Aquino, –principe dei teologi10,norma dei filosofi11 , -amico dell’uomo in ogni ora della sua vita12, si tramanda un’eloquente consuetudine: egli non iniziava a scrivere, dettare, insegnare se non dopo aver celebrato la Santa Messa ed averne ascoltato un’altra.13

D’altra parte, Reverendi Padri e Madri, Carissimi Sorelle e Fratelli, tanto Voi quanto io abbiamo dei debiti che in nessun modo possiamo pagare con perfetta giustizia:

«[…] la nozione di giustizia, come si è già dimostrato [II-II, q.58, a.11], esige che si renda ad altri quanto è loro dovuto con perfetta uguaglianza».14

Tuttavia,

«Ci sono delle virtù che rendono ad altri delle cose loro dovute, ma non possono renderle con uguaglianza. Vediamo in primo luogo che quanto l‘uomo rende a Dio è cosa dovuta, ma non può essere cosa adeguata, in modo cioè che si renda ciò che si deve, poiché sta scritto : «Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha elargito?»[Sal 115, 3]. Perciò da questo lato alla giustizia si aggiunge la religione
– Secondo, non è possibile ricompensare con vera uguaglianza ciò che è dovuto ai genitori, come spiega il Filosofo [Ethic. 8, 14]. E così alla giustizia si aggiunge la pietà «la quale», come scrive Cicerone [De invent. 2, 53] , «presta servizi e cure diligenti ai consanguinei e ai benemeriti della patria».15

E ancora:

«Un uomo diviene debitore di altri in più modi, secondo i loro gradi di dignità e secondo i diversi benefici che ne ha ricevuti. Ora, da ambedue i punti di vista Dio è al primo posto, perché infinitamente grande, e causa prima per noi dell‘essere e dell‘agire. Al secondo posto invece, come princìpi dell‘essere e dell‘agire, vengono i genitori e la patria, dai quali e nella quale siamo nati e siamo stati allevati. Così dunque, dopo che a Dio, l‘uomo è debitore ai genitori e alla patria. Quindi come spetta alla religione prestare culto a Dio, così subito dopo spetta alla pietà prestare ossequi ai genitori e alla patria».16

 Ecco, dunque, tre generi di debiti per tutti noi impagabili secondo perfetta uguaglianza:

1.) Quelli verso Dio;
2.) Quelli verso i genitori,
3.) Quelli verso la Patria.

Le virtù deputate a restituire, come noi si possa, sono due:

1.) Quanto a Dio , la religione;
2.) Quanto ai genitori ed alla patria, la pietà.

Entrambi appartengono alla virtù della giustizia come sue parti potenziali o virtù annesse.17

Sorge pero’ a questo punto una difficoltà18: Sant’Agostino (De civ.Dei 10, 1) dice che anche la virtù della pietà offre un culto a Dio. Non ci è forse appena stato mostrato da San Tommaso che, la sola virtù della religione offre il culto a Dio? Pare dunque che in San Tommaso si riscontri contraddizione.

Ecco, noi, in questo istante, siamo a contatto diretto con una difficoltà che reclama una risoluzione, pena l’imprigionamento del nostro intelletto.

Ora, noi, Laici Domenicani, Carissimi Sorelle e Fratelli, sappiamo bene, per experimentum -per esperienza vissuta-, che, anche nella vita quotidiana delle nostre famiglie naturali o spirituali, a contatto con le difficoltà che le relazioni umane pongono, siamo frequentemente chiamati a trovare una soluzione, non secondo passione, ma secondo retta ragione, pena l’imprigionamento del nostro intelletto e, per conseguenza, della vita nostra e delle nostre famiglie naturali o spirituali.

Orbene, proprio nelle difficoltà, emerge il genio di San Tommaso.19 Gustiamo, insieme, la Bellezza della Verità nella risoluzione di questa difficoltà, una fra le molte migliaia che egli analizza e supera nella Somma Teologica:

«Dio è principio della nostra esistenza e del nostro vivere in maniera molto superiore ai genitori e alla patria. Perciò la virtù della religione, che presta il culto a Dio, è distinta dalla pietà, che lo presta ai genitori e alla patria. Ma le cose che si riferiscono alle creature vengono attribuite a Dio per una certa sovraeminenza e causalità, come spiega Dionigi [De div. nom. 1]. Così dunque il culto di Dio prende il nome di pietà: come anche Dio stesso è detto in maniera eminente nostro Padre».20

Ecco dunque risolta la difficoltà.
Una volta saliti sulle spalle di Tommaso, anche noi riusciamo ad assaporare la bellezza della verità su Dio. Essa irrobustisce la debolezza della nostra mente.21 Anche noi riusciamo a vedere le cose apparentemente inintelligibili con estrema chiarezza.
Tommaso ci fa scoprire la causa, il perché. Noi possiamo dire che anche la virtù della pietà – che ha per oggetto i genitori e la patria – rende il culto a Dio, perchè la Paternità risiede in Lui, causa prima della nostra esistenza e del nostro vivere, in modo sovraeminente, cioè, infinitamente maggiore che nei nostri genitori.

 

4 . –IL RITROVAMENTO DEGLI ELEMENTI PER LA RISOLUZIONE DEL PROBLEMA.
Ci vede in Dio il nostro Venerato, Santo, e Dotto Padre Giuseppe Mangieri O.P., Dottore in Sacra Teologia, e Filosofo. Egli, una volta ebbe a dire che, nell’Ordine esiste, in ogni tempo, tutto quello che serve perché ciascuno di noi, se vuole, trovi la soluzione ad ogni proprio problema nel cammino che ha per scopo ultimo la Beatitudine eterna.
Ora, anche questa occasione conferma la verità trasmessaci dall’Amato Padre.
Infatti, è dalle ricchezze dell’Ordine, accessibili a ciascuno di noi, Carissimi Sorelle e Fratelli, che abbiamo potuto trarre i tre elementi necessari alla soluzione del nostro problema.

5. –LA POTENZA RACCHIUSA NEI TRE ELEMENTI E LA SOLUZIONE DEL PROBLEMA.
Nei primi due elementi (Monastero e Sante Messe) è racchiusa la potenza per il nostro principium o inizio di servizio.

Anche noi tutti possiamo iniziare il nostro servizio come i primi Figli del nostro Padre San Domenico.
Possiamo farlo ricorrendo ai Monasteri delle Suorine perché «appoggino la nostra predicazione con la preghiera ed il sacrificio» .

E’ giusto ricorrervi? Sì, per due motivi entrambi amati da Dio. -Primo, per attuare la Sua Parola : « Non spostare il confine antico, posto dai tuoi padri» (Prv 22,28). -Secondo, perché l’esistenza dei Monasteri di San Domenico, oggi per noi dopo 800 anni, come allora per i Primi Figli del nostro Padre, è una circostanza attraverso cui Dio ci parla, come ci insegna San Tommaso:

«Ora, Dio può adattare a esprimere una verità non solo le parole, cosa che può fare anche l‘uomo, ma anche le cose stesse. ».

Dove ci porta il ricorso alle Suorine per indicazione di Dio?

«La bontà di Dio è infinita.
Dunque Egli è infinitamente amabile.
Ora, nessuna creatura può amarlo infinitamente: poiché ogni facoltà creata è finita.
Quindi da questo lato in nessuna creatura [-e neppure in noi- ] la carità può essere perfetta, ma è perfetta solo la carità con la quale Dio ama Se Stesso».
Dunque, il ricorso alle Suorine, da questo lato, non ci conduce alla carità perfetta di Dio con la quale solo Dio ama Se Stesso.
Ma c’ è un altro lato da cui la carità può essere considerata perfetta. Quello ove la si considera in rapporto al soggetto che ama, cioè a noi che amiamo Dio. Da questo lato la carità è perfetta quando «uno ama con tutte le sue possibilità» .
Ecco, Nobili Sorelle e Fratelli, il ricorso alle Suorine per indicazione di Dio, da questo lato, ci conduce alla carità perfetta. Affinché ciascuno di noi ami Dio «con tutte le sue possibilità», nel servizio dell’Ordine, attraverso il commercio dei talenti che Dio gli ha partecipato, per la salvezza delle anime.
E’ bello richiamare a raccolta -ce lo ha insegnato il nostro Padre San Domenico- le migliori Vostre forze e qualità: -quelle irripetibili di Ciascuno di Voi in quanto Ciascuno di Voi è realmente Unica ed Irripetibile Sostanza Individua di natura razionale; -e quelle irripetibili dell’unità di molteplicità, Che è l’Unica Nobile Famiglia Domenicana, a Cui avete il privilegio di appartenere, rendendola molteplice nell’Unità. Queste forze e qualità, non dimentichiamolo, sono Vostre, non meno di quelle! Infine, ricordiamo in atto, che, nell’Ordine, ai Laici, Dio ha sempre partecipato talenti grandi per servirLo, in opere grandi, tutti insieme, ciascuno al proprio posto, con semplicità ed umiltà.

Rimane ora da considerare la potenza racchiusa nel secondo elemento, cioè le Sante Messe.
Anche noi possiamo iniziare tutti insieme il nostro servizio come San Tommaso. Il modo è quello di anteporre al servizio stesso la celebrazione delle Sante Messe.

Ne discende immediatamente un mirabile effetto. Che grazie al ricorso a questo secondo elemento possiamo pagare con perfetta uguaglianza i debiti del terzo elemento: la pietas , debiti che non avremmo potuto pagare in nessun modo, con le nostre povere forze, come abbiamo visto.

La ragione della nostra «potenza a pagare perfettamente» consiste nel fatto che un debito infinito (quello dell’essere e del potere essere eternamente beati) trasmessoci da un Essere Infinito, attraverso i nostri Padri, può essere pagato perfettamente per noi soltanto da un Essere Infinito in Atto.
E questo è Cristo che si dona per noi, i nostri Padri e Madri, naturali e Spirituali, o Altri San Domenico, o Nobili Padri e Madri, o Nobili Sorelle e Fratelli.

6. –CONCLUSIONE.
Ecco dunque il seme del nostro inizio.

-Primo le preghiere delle Suorine; e come il nostro Padre Domenico ci rivolgiamo umilmente ad Esse, Spose di Cristo, la Cui purezza varca il Cielo per giungere al Cuore di Dio, chiedendo di sostenere tutti i Laici della Provincia Romana di Santa Caterina da Siena in ordine alla conquista delle anime che dall’eternità Dio ha affidato a ciascuno di loro.

-Secondo, considerando in atto a Chi si rivolga – ai Monti di Dio- chiediamo Sante Messe al Padre Provinciale, Nostro Altro San Domenico, ed al Promotore Provinciale, Che «fa le veci del Priore Provinciale »( D.c. a.39, § 1), secondo gli schemi sotto riportati.

Ci rivolgiamo a Loro per ringraziare: -da una parte i nostri Padri e Madri: Quelli della Famiglia Celeste; Quelli delle Vostre e nostre Famiglie terrestri; Quelli della Nostra Famiglia Domenicana, e, – dall’altra, la nostra Patria: quella Politica; e Quella Spirituale, cioè l’Ordine Glorioso di San Domenico.

Ci rivolgiamo a Loro per supplicare un servizio a Dio «con tutta l’anima, con tutta la volontà, con tutte le nostre migliori forze», secondo il Suo miglior progetto su ciascuno di
noi.

Infine, ricordando per noi ciò che Dio dice a Santa Caterina da Siena: «Tu sei colei che non è», siamo veramente consci di essere bisognosi della Vostra preghiera. Pertanto la chiediamo semplicemente, ex corde a Ciascuno di Voi, Reverendi Padri e Madri, Carissime Consorelle e Confratelli.

In Domino, Dominico, et in Maria Regina Ordinis Praedicatorum.

Humillime.

Gianni Pinna

Roma, Santa Maria Sopra Minerva, 8 -VIII- 2016
Nell’anno della Divina Misericordia
Nell’ottavo centenario della fondazione dell’Ordine
Nella Festività di San Domenico.

Note

1 A Voi, o Presidenti, umilmente chiediamo la personale cortesia dell’inoltro della presente lettera a Ciascuno dei Componenti della Vostra Fraternita Laica della nostra comune Provincia Romana di S.Caterina da Siena.

2 La verità ed il senso di questo attributo possono essere desunti da quanto San Tommaso d’Aquino scrive intorno agli effetti della fede: «L‘impurità di qualsiasi cosa consiste nel fatto che è mescolata con sostanze più vili: infatti l‘argento non è impuro se è mescolato con l‘oro, che lo rende più prezioso, ma se è mescolato col piombo o con lo stagno. Ora, è evidente che la creatura ragionevole è superiore a tutte le creature temporali e corporee. Perciò diviene impura se si sottomette ad esse con l‘amore. E da questa impurità viene purificata con un moto contrario, cioè dirigendosi verso le realtà che sono ad essa superiori, vale a dire verso Dio. E il principio di questo moto è appunto la fede: poiché, come dice S. Paolo [Eb 11, 6], «chi si accosta a Dio deve credere». Perciò la fede è la causa o il principio primo della purificazione del cuore; e se è informata dalla carità produce una purificazione perfetta. » (Summa Theologiae II-II, q.7, a.1,c.; il grassetto è apposto dallo scrivente).

3 Ventidue Fraternite per un totale di circa quattrocento Laici.

4 Il premio di questa predicazione è il seguente: «Come si ottiene la più perfetta vittoria sulla carne e sul mondo mediante il martirio e la verginità, così si ottiene la più perfetta vittoria contro il demonio quando uno non solo non cede ai suoi assalti, ma addirittura lo scaccia, e non solo da sé, bensì anche da altri. E ciò avviene mediante la predicazione e l‘insegnamento. Perciò alla predicazione e all‘insegnamento è dovuta l‘aureola, come anche alla verginità e al martirio»(Suppl. III, q.96, a.7, c.).

5 Infatti il modello della predicazione è Cristo, Che è perfetto Dio e perfetto uomo.

6 “San Domenico diceva ai suoi seguaci: «A piedi scalzi, andiamo a predicare». Ci ricorda il passo del roveto ardente, quando Dio disse a Mosè: «Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!» (Es 3, 5). Il buon predicatore è consapevole di muoversi in una terra santa, perché la Parola che porta è santa, e lo sono anche i suoi destinatari” ( DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI PARTECIPANTI AL CAPITOLO GENERALE DELL’ORDINE DEI FRATI PREDICATORI (DOMENICANI, Sala Clementina Giovedì, 4 agosto 2016)

7 Dt 6,5.

8 Infatti Domenico fonda l’Ordine nel 1216; ma, ben dieci anni prima, verso la «fine del 1206, Domenico fonda il monastero femminile di Prouille» (H.VICAIRE, STORIA DI SAN DOMENICO, Cinisello Balsamo 2003, CRONOLOGIA DI SAN DOMENICO).

9 Ibid., p. 229.

10 E’ questa la ragione per cui egli sia l’unico teologo che, nella bimillenaria storia della Chiesa, un Concilio abbia mai voluto additare come via sicura per le Università Cattoliche (Optatam Totius, 16; Gravissimum Educationis, 10).

11 E’ questo il motivo per cui egli è chiamato Doctor Communis, il Dottore, ciè, a cui devono ricorrere gli altri Dottori contendenti quando si tratta di trovare la soluzione alle loro posizioni inconciliabili, lungo il tortuoso cammino della storia del pensiero umano.

12 E questa la causa per cui , giustamente, Sua Santità San Giovanni Paolo II lo ha definito Doctor Humanitatis.

13 Cfr. R.SPIAZZI, SAN TOMMASO D’AQUINO Biografia Documentata di un uomo buono, intelligente, veramente grande, Bologna 1995, p.375.

14 II-II, q.80, a.1, c.; il grassetto è apposto dallo scrivente.

15 Ibid.; il grassetto e la sottolineatura sono apposti dallo scrivente.

16 II-II, q.101, a.1, c.; il grassetto è apposto dallo scrivente.

17 II-II, q.80, a.1, c.

18 Cf.II-II, q.101, a.3, arg.3.

19 E’ per questo motivo che, presso questa desiderabilissima scuola, ogni buon Consiglio, dunque, anche quello delle nostre assemblee Laiche Domenicane, può, se vuole, trovare il supremo esempio di metodo, di luce naturale e di Sapienza, per potere eleggere, con la santità dell’intelligenza, nelle sempre nuove circostanze dell’apostolato, i migliori mezzi che, secondo lo stile proprio dell’Ordine,conducano al fine della salvezza delle anime che Dio ci affida.

20 II-II, q.101, a.3, ad.3; il grassetto è apposto dallo scrivente.

21 «Nulla impedisce che quanto di sua natura è più certo sia meno certo relativamente a noi, a motivo della debolezza della nostra mente la quale, al dire di Aristotele [Met. 2, 1], «dinanzi alle cose più evidenti della natura è come l‘occhio della civetta davanti al sole». Quindi il dubitare di alcuni circa gli articoli di fede non deriva dall‘incertezza della cosa in se stessa, ma dalla debolezza del nostro intelletto. Eppure, nonostante ciò, una conoscenza minima che si possa avere delle realtà più alte è molto più desiderabile di una conoscenza certissima di quelle inferiori, come afferma il Filosofo [De part. Animal. 1, 5]» (I, q.1, a.5, ad 1.; la sottolineatura è dello scrivente).

22 Cfr. nota n.8.

23 I, q.1,a.10, c.

24 II-II, q.24, a.8, c.

25Ibidem.

http://www.laicidomenicani.com/wp-content/uploads/2016/08/Pinna-Promotore-Provinciale.jpghttp://www.laicidomenicani.com/wp-content/uploads/2016/08/Pinna-Promotore-Provinciale-150x150.jpgEdoardo MatteiLaicatoLettera,Pinna Gianni,Presidente ProvincialeNella festività liturgica di San Domenico di Guzman, il Presidente Provinciale dott. Gianni Pinna firma la sua prima lettera, 'Il Principio del Servizio', indirizzata al laicato e a tutta la Famiglia Domenicana della Provincia. -Reverendissimo Padre Provinciale Aldo Tarquini O.P., -Reverendissimo Promotore Provinciale Alberto Viganò O.P., -Reverendissimi Assistenti Religiosi di Fraternita, -Reverendissimo Promotore...a cura dei Laici Domenicani della Provincia Romana