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Missione Popolare dei Domenicani

Missione Popolare

Missione PopolareDomenica 28 agosto inizierà la Missione Popolare a Pratovecchio organizzata della Famiglia Domenicana in occasione dell’800 anniversario del riconoscimento dell’Ordine dei Predicatori.

Riproponiamo un articolo di fr Marino Moro op, apparso su Catechesi 75 (2005-1006) , dove sono evidenziate le peculiarità di una Missione Popolare Domenicana.

L’articolo può essere scaricato in formato PDF.


1. Cosa sono le missioni al popolo

Le missioni al popolo nella tradizione della Chiesa sono sempre state considerate un momento di grande importanza, strumento di rinnovamento (cf CT 47) e potrebbero essere descritte come tempo di annuncio straordinario della Parola di Dio proclamata da una comunità profetica che – nella potenza dello Spirito e per mandato della Chiesa – chiama ogni uomo alla conversione evangelica, allo scopo di rifondare e far crescere la comunità cristiana, così che da evangelizzata diventi anche evangelizzatrice. Una missione si pone pertanto nell’ambito della «nuova evangelizzazione», per potenziare la volontà missionaria di annunciare a tutti la buona notizia della grazia di Dio e porre tutta la comunità cristiana in stato di «missione permanente».
Le missioni al popolo, già da molti secoli nella Chiesa, hanno svolto un servizio prezioso di annuncio del Vangelo. Sono quasi un’eco del grido dell’apostolo Paolo: “per me evangelizzare non è un titolo di gloria, ma un dovere: guai a me se non predicassi il Vangelo” (1 Cor 9,16).
Esiste uno stretto legame fra l’Ordine dei Domenicani e la missione popolare o parrocchiale.
San Domenico infatti ha fondato il suo Ordine per la predicazione del Vangelo. È per questo che i Domenicani sono indicati anche come Ordine dei Predicatori (O.P.).
È lo stesso San Domenico, insieme ai suoi primi confratelli, a definire gli elementi essenziali della vita domenicana: vita di comunione fraterna, preghiera, studio e predicazione. La predicazione deve dunque scaturire dall’unione con Dio, dalla vita di preghiera, di comunione fraterna, e dallo studio appassionato delle verità divine. Fin dall’approvazione dell’Ordine (1216), San Domenico invia i suoi frati nel mondo con l’unico fine di essere annunciatori e testimoni dell’amore di Dio per l’uomo. Il santo padre Domenico aveva compreso molto bene che l’amore di Dio è per ogni persona il bene più prezioso e il rifiuto di Dio è per l’uomo la povertà più terribile. Il santo era profondamente colpito da questo tipo di povertà perché è una povertà che affligge direttamente l’anima. La mancanza di fede, l’errore, la disperazione, sono delle povertà, che, forse, risultano meno commoventi rispetto a quelle materiali, ma sono comunque le più gravi perché deturpano non il corpo, ma lo spirito, che è la caratteristica specifica e più elevata della persona, ciò che la rende immagine di Dio.
L’importanza e l’urgenza della predicazione si fa sentire ora come ai tempi del nostro Padre fondatore ed è per questo che è fondamentale sentire forte l’appello e l’incoraggiamento che San Domenico lascia a tutti noi: «parlate con Dio e di Dio». Questo significa che parlare con Dio nella preghiera e nella contemplazione è indispensabile per poter parlare di Dio; e parlare di Dio non è che la conseguenza naturale e imprescindibile del dialogo intimo e fecondo con Dio. Ecco perché per i Domenicani la contemplazione e la predicazione non possono essere separate una dall’altra: la contemplazione alimenta la predicazione e la predicazione è un po’ come una contemplazione a voce alta.
L’invito all’unione con Dio per essere testimoni autentici della sua misericordia non riguarda solo i Domenicani, ma è rivolto a ogni battezzato. È per questo che fin dai primissimi incontri che si tengono in parrocchia per preparare la missione, si insiste molto sulla necessità di un coinvolgimento di tutti i parrocchiani.
È questo un punto fermo e imprescindibile del programma della missione che noi Domenicani svolgiamo nelle singole parrocchie.
La missione, infatti, risulterà feconda e piena di frutti spirituali nella misura in cui ogni parrocchiano si sentirà coinvolto in prima persona a collaborare secondo i doni ricevuti da Dio.
Uno “slogan” che noi trasmettiamo al Consiglio parrocchiale e a tutti i fedeli è questo: «poco a molti».
È l’invito a collaborare, affidando a molti parrocchiani qualche iniziativa o impegno in vista della missione. Si potrebbe affermare che le missioni al popolo si pongono specificamente nell’ambito del ministero profetico ed evangelico di tutta la Chiesa. Nella celebrazione della Missione l’annuncio della Parola deve dunque raggiungere tutti e tutto (cf Rm 10,14-17).

 

2.  La comunità si prepara

Se è vero che si evangelizza più per quello che si fa che per quello che si dice, è ancora più vero che si evangelizza soprattutto per quello che si è…
La preparazione della comunità è premessa fondamentale alla buona riuscita della missione.
Quando una comunità parrocchiale desidera celebrare una missione al popolo, è necessario che almeno due anni prima della celebrazione si prepari con un cammino che preveda le seguenti fasi:

  • proposta e coinvolgimento da parte del Consiglio pastorale parrocchiale;
  • annuncio della missione a tutta la comunità, soprattutto nei momenti forti dell’anno liturgico;
  • preparazione spirituale della comunità con invito alla preghiera in tutte le liturgie e con momenti particolari di invocazione (ritiri, esercizi spirituali, adorazione periodica del Santissimo Sacramento, pellegrinaggi);
  • sensibilizzazione della comunità attraverso il bollettino parrocchiale consegnato (se possibile) direttamente alle singole famiglie e attraverso un questionario opportunamente predisposto per suscitare una riflessione sulle tematiche della missione. Si useranno anche tutti gli strumenti opportuni soprattutto nelle parrocchie più grandi (cartelli, manifesti, striscioni, ecc.) per far giungere a tutti la notizia della missione, sollecitando la collaborazione dei gruppi, associazioni e movimenti esistenti nella comunità;
  • se necessario, si articolerà la parrocchia in settori, prevedendo per ciascuno di essi uno o più «Cenacoli della Parola di Dio». Per ogni Cenacolo sarà necessario individuare anzitutto una famiglia che accolga, una casa, anche semplice, persone disponibili a facilitare l’accesso di altre persone per questi incontri. Si cercherà anche un responsabile di caseggiato o di zona che inviti personalmente le varie famiglie;
  • il parroco cercherà di coinvolgere il più possibile i laici disponibili per una formazione specifica in vista del dopo-missione;
  • la comunità sensibilizzerà e coinvolgerà nella preparazione spirituale i monasteri di clausura, gli ammalati, i sofferenti, gli anziani e i bambini, perché elevino al cielo mani pure per la buona riuscita della missione e siano così gli attori nascosti ma determinanti della salvezza dell’umanità, la ragione segreta e più forte dello slancio apostolico della Chiesa;
  • soprattutto in parrocchia sarà necessario prevedere una piccola segreteria operativa, con funzioni tecniche di coordinamento.

 

3.  Preparazione degli animatori

Perché la missione al popolo dia i frutti di conversione che ci si attende, è necessario che i missionari siano aiutati da animatori o evangelizzatori laici della parrocchia che preparino la celebrazione della missione stessa e possano continuare – dopo la missione – un itinerario di animazione della comunità.
Per la preparazione di tali animatori o evangelizzatori, noi Domenicani programmiamo due corsi formativi che chiamiamo «A» e «B».

a) Corso «A»: Approfondimento del CREDO

È costituito da otto incontri, due per settimana, nell’anno precedente allo svolgimento della missione.
Gli argomenti che affrontiamo sono:

  • La Parola di Dio
  • Cristo: vero Dio e vero uomo
  • La vita in Cristo: i Sacramenti
  • La vita in Cristo: i Sacramenti
  • Maria e la Chiesa
  • I novissimi
  • Il demonio
  • Le sette

b) Corso «B»:
Metodo facile per leggere e meditare “insieme” la S. SCRITTURA

Sono quattro incontri: sempre due per settimana in periodo diverso dal Corso «A» e svolto in prossimità della missione.
Normalmente affrontiamo i seguenti brani del Vangelo, facili e comprensibili anche per chi non ha tanta conoscenza della Scrittura:

  • Gesù mi cerca: Annuncio a Maria (Lc 1,26-38)
  • Gesù mi incontra: Zaccheo (Lc 19,1-10)
  • Gesù mi chiama: Paralitico (Lc 5,17-26)
  • Gesù mi coinvolge: Pesca miracolosa (Lc 5,1-11)

 

Una missione si pone nell’ambito della nuova evangelizzazione, per potenziare la volontà missionaria di annunciare a tutti la buona notizia della grazia di Dio e porre tutta la comunità cristiana in stato di “missione permanente”.
Comunità quindi aperta ad accogliere la Parola di Dio che l’ha rinnovata attraverso la novità della conversione; così da saper leggere ed accogliere le “novità” che la Parola crea. Aperta, cioè, a fare proprie le istanze di coloro che, pur vivendo spesso o avendo vissuto ai margini della vita parrocchiale, ora, attirati dalla novità del Vangelo, sono desiderosi di conoscere più da vicino Cristo Signore. Questo vale anche per chi appartiene ad altre religioni o aderisce ad altre nazioni come gli extra-comunitari.
La missione deve, là dove ci sono, aprire gli “steccati” per ritornare a vivere come la prima comunità cristiana (cf At 2,42).

 

4.  Svolgimento della missione

a)  Caratteri

La celebrazione della missione al popolo si svolgerà lungo le seguenti linee tradizionali:

  • semplicità, essenzialità e incisività dell’annuncio;
  • invito alla decisione personale di fronte alla chiamata di Dio, alla luce della Parola del Signore che è viva ed operante, efficace e più tagliente di ogni spada: di fronte alla Parola non c’è creatura che possa nascondersi (cf Eb 4,12);
  • la finalità è quella di giungere ad una nuova crescita comunitaria attraverso la conversione personale di ciascuno;
  • intensità pastorale raggiunta attraverso un programma organico che si sforza di raggiungere tutte le famiglie, i luoghi di lavoro e di ritrovo;
  • gli annunciatori ricevono uno specifico mandato da parte del vescovo che li invia a testimoniare con autorità a nome della Chiesa – con la parola e la vita – il Vangelo in quella specifica comunità parrocchiale.

b)  Contenuti

I contenuti essenziali di ogni missione al popolo non potranno che riferirsi all’annuncio degli eventi da cui la Chiesa è stata generata. In particolare:

  • la proclamazione dell’amore preveniente di Dio Padre che in Cristo ci ha creato e predestinati alla vita eterna;
  • l’opera redentrice di Cristo che nel mistero pasquale della sua morte e resurrezione ha vinto il peccato e la morte e ha instaurato la nuova creazione per cui, già da ora, la nostra vita è nascosta con Cristo in Dio;
  • il dono dello Spirito che è stato effuso su di noi dal Cristo morto e risorto e ci ha costituiti Corpo di Cristo, nella comunicazione della vita divina e nella manifestazione dei carismi e ministeri che edificano la Chiesa;
  • la rivelazione della natura decisionale dell’esistenza terrena (conclusa e apparentemente vanificata dalla morte) nella quale siamo chiamati a scegliere tra una salvezza definitiva e una rovina senza rimedio;
  • la misericordia di Dio, che è sempre più forte del nostro peccato, alla quale siamo tutti invitati a dire di sì con la risposta della nostra conversione.

c)  Metodi

I metodi concreti di svolgimento di ogni missione si articoleranno secondo le diverse situazioni locali. In linea generale potranno essere valorizzati i seguenti elementi:

  • ingresso e accoglienza dei missionari: consegna del mandato possibilmente da parte del vescovo,
  • celebrazioni penitenziali,
  • celebrazioni mariane,
  • celebrazioni per i defunti della comunità,
  • adorazione eucaristica e veglie,
  • incontri per vari gruppi,
  • celebrazioni pubbliche (processioni, Via Crucis, Via Lucis…),
  • chiusura solenne e assemblea finale.

d)  Liturgia

Durante i singoli giorni della missione importanza primaria avrà la celebrazione esemplare dei vari momenti liturgici (Eucaristia, Liturgia delle Ore, Penitenza).
Opportunamente si potrà prevedere la celebrazione comunitaria del Battesimo e dell’Unzione degli infermi.

e) Convocazione Visita Cenacoli della Parola

La missione prevederà:

  • momenti di convocazione straordinaria e di annuncio della Parola di Dio, in chiesa (o negli ambienti parrocchiali). Si avrà particolare attenzione nella programmazione di incontri specifici per i giovani;
  • momenti di visita a tutte le famiglie e realtà esistenti nel territorio della parrocchia. Si darà particolare attenzione alla visita ai singoli ammalati o anziani che non possono partecipare ai vari momenti della missione e alle situazioni di sofferenza e di croce da cui sono segnate alcune persone. Nei limiti del possibile, si visiteranno anche i luoghi di lavoro, di ritrovo e le scuole eventualmente esistenti nel territorio;
  • incontri nelle case, nei Cenacoli della Parola di Dio (già eventualmente iniziati nella fase di preparazione), valorizzando i temi essenziali della fede e della morale ecclesiale, come sono riproposti anche nel Catechismo della Chiesa Cattolica.

f)  Mezzi di comunicazione

Prima e durante la missione si utilizzino in modo adeguato gli strumenti di comunicazione di massa (la stampa, la radio e le reti televisive locali) che si riterranno più idonei per l’annuncio e la diffusione del Vangelo.

 

5. Chiusura della Missione

La cerimonia della chiusura si svolgerà sulla falsariga di quella di apertura:

  • i missionari consegneranno agli animatori il testo del Vangelo;
  • si farà una sintesi dell’esperienza della missione, indicando gli elementi essenziali per la successiva programmazione pastorale.

È bene chiudere la missione con una assemblea parrocchiale celebrata nella chiesa principale dove la comunità evangelizzata si interroga sul vissuto e sulla propria identità in vista di un nuovo slancio missionario. Tale assemblea può essere vissuta in questo modo:

  • canto dei Vespri con breve commento della Parola (es. At 2,42-48);
  • interventi dei fedeli con relazione dell’esperienza vissuta nei caseggiati, nei Cenacoli della Parola e in parrocchia, segnalando particolarmente determinate istanze emerse per il futuro;
  • relazione dei missionari sulla missione e proposte per un cammino rinnovato della comunità, che riceve il mandato per evangelizzare;
  • intervento del parroco;
  • canto di ringraziamento;
  • benedizione e indulgenza plenaria;
  • canto finale.

 

6.  Suggerimenti pratici

  • Il parroco e i missionari consumino insieme il pranzo e la cena, in modo che abbiano una occasione per uno scambio continuo di idee e per un consuntivo giornaliero del lavoro svolto.

Per i pasti, dove è possibile, è bene responsabilizzare le famiglie: a turno prepareranno i vari cibi a casa loro, portandoli poi in parrocchia. Questo crea solidarietà e fraternità, costituendo anche una presentazione e riflessione costante dell’avvenimento della Missione nelle varie famiglie.

  • I missionari non accetteranno dai fedeli denaro o altri doni. Tutto dovrà essere portato direttamente dai fedeli al parroco per la missione.

Il compenso ai missionari sarà dato liberamente dalla parrocchia. Dove lo si terrà opportuno, si potrà prevedere, prima della missione, una “giornata” a questo scopo: ciò è per favorire la corresponsabilità dei parrocchiani.

  • Il programma della missione deve essere consegnato ad ogni famiglia, almeno dieci giorni prima dell’inizio della missione stessa. La consegna, da parte di “messaggeri” o “responsabili di zona”, deve essere fatta da persona a persona, instaurando così un contatto umano, unito ad un invito esplicito a partecipare alla missione. È da escludersi categoricamente la consegna nella buchetta della posta.

 

Programma “tipo” (da stampare e da consegnare in ogni famiglia):

È il programma da consultare ogni giorno porta sul frontespizio lo “slogan”, il “logo” (simbolo) della missione e la data.
Dopo le prime pagine, dove trovano posto il messaggio del vescovo, del parroco, e dei missionari, è consigliabile descrivere con semplicità e chiarezza, l’orario giorno per giorno (per ogni giorno una pagina, che contenga tutti i vari incontri).

 

Esempio-tipo di orario

•  mattino

ore…Recita di Lodi e/o S. Messa per tutti con meditazione dei missionari.
Ore…Visita alle famiglie da parte delle suore Domenicane presenti secondo il numero delle famiglie da visitare (un suora potrà visitare nella mattinata e nel pomeriggio circa 30 famiglie).
Un padre missionario rimarrà in chiesa parrocchiale tutta la mattina per accogliere le persone che desiderassero dialogare o confessarsi.
Un altro padre missionario visiterà anziani e malati.

•  pomeriggio

Ore …  Adorazione Eucaristica per tutti.
Ore …  Visita alle famiglie da parte delle suore Domenicane missionarie; un padre missionario è disponibile in chiesa per le confessioni o colloqui.
L’altro padre Domenicano visiterà anziani e malati.
Ore …  Celebrazione della Parola o S. Messa con meditazione dei missionari.

•  sera

Ore …  Ritrovo nei Cenacoli della Parola in famiglia per due sere consecutive da lunedì a giovedì (è bene riportare qui il nome della famiglia, la via, il responsabile di zona e il suo numero di telefono).

 

  • La sera del venerdì sarà riservata a incontri per qualche particolare categoria. Le giornate di sabato e domenica saranno invece riservate per le visite di recupero: le suore visitando le famiglie, e non trovandone alcune, lasceranno un avviso nel quale si dice la disponibilità loro di ritornare il sabato o la domenica in orari che comunicheranno le stesse famiglie in parrocchia.

 

7. Il dopo-missione

a) Dalla “missione in parrocchia” alla “parrocchia in missione”

«Evangelizzatrice, la Chiesa comincia con l’evangelizzare se stessa» (Evangelii Nuntiandi 15). È fondamentale che ogni parrocchia passi dalla “missione celebrata” alla “missione vissuta” nell’ordinarietà del cammino pastorale, diventando sempre più comunità missionaria.
È necessario quindi che, a conclusione della missione, la comunità, che ha gustato la Parola di Dio che salva, la gioia di stare insieme, lo slancio missionario, si interroghi su quanto Dio ha operato, per rendere a Lui grazie e soprattutto per continuare il cammino della missione, mettendo in risalto le istanze e le proposte emerse.
Questa fase è molto importante, affinché l’esperienza vissuta non abbia a cadere nelle tante cose vissute e belle, ma senza continuità. Il dopo-missione serve a consolidare e a far proprie alcune istanze suscitate dalla forza dello Spirito Santo durante la preparazione e lo svolgimento della missione.

b) Il programma del dopo-missione

L’anno che segue la celebrazione della missione al popolo, può essere così vissuto:

  • Incontro con il Consiglio pastorale parrocchiale, con la partecipazione dei responsabili di zona, evangelizzatori o animatori, messaggeri, ospitanti dei Centri di ascolto e altri disponibili toccati dalla grazia del Signore.
  • Ripresa dei Cenacoli della Parola e di altre iniziative.
  • Visione e realizzazione delle istanze e proposte emerse in assemblea parrocchiale al termine della celebrazione della missione.
  • Scelte operative inserite nel piano pastorale della diocesi.
  • Realizzazione di un “segno” concreto a chiusura del dopo-missione.
  • Ritorno dei missionari (o almeno di qualcuno di essi) nei momenti più significativi del dopo-missione.

A questo scopo noi Domenicani suggeriamo una Settimana di Esercizi Spirituali da vivere con convocazioni di tutte le categorie (piccoli, giovani, adulti e anziani) in orari diversi. Una convocazione al mattino (S. Messa o momento di preghiera comunitaria) e un’altra convocazione, sempre nella chiesa parrocchiale, nel pomeriggio o alla sera dopo cena (una meditazione su un argomento prestabilito meditando una pagina del Vangelo per circa un’ora).

  • Assemblea parrocchiale conclusiva nell’anniversario della missione, animata e presieduta dagli animatori o evangelizzatori dei Cenacoli di ascolto, presenti il parroco e qualche missionario.
  • Si utilizzino ancora i massmedia (stampa locale, bollettini, Radio, TV…) per mantenere viva l’eco della missione.

c) Cenacoli della Parola di Dio

In particolare sono da favorire i Cenacoli della Parola di Dio, animati dagli evangelizzatori precedentemente formati, e da nuovi evangelizzatori, che man mano sentiranno la necessità di vivere il proprio Battesimo in forma missionaria.
Soprattutto nei tempi forti dell’anno liturgico si cercherà di moltiplicare – presso le case o nelle varie zone in cui si articola la parrocchia – tali Cenacoli di annuncio e di approfondimento della nostra fede cristiana. Normalmente tali Cenacoli della Parola diventeranno per la comunità cristiana stimolo per la catechesi degli adulti e dagli animatori dei Cenacoli sorgeranno catechisti per gli adulti necessari per la crescita nello sforzo di evangelizzazione.

d) Annuncio missionario

Si cercheranno anche tutte le occasioni di accostamento missionario delle persone, lì dove vivono, nei moderni aeropaghi degli ambienti di lavoro, di ritrovo, di studio, di comunicazione. Perché la Parola di Dio chiami anche chi è ancora ai «crocicchi delle strade» della vita umana, in attesa di accogliere la buona notizia della salvezza.
Sarà cura del parroco e della comunità individuare e favorire la formazione di persone che si prenderanno cura (a livello diocesano, cittadino, zonale o di ambiente) della evangelizzazione della cultura.

e)  Un “segno” della missione

È bene che, in seguito alla missione, sia realizzato un “segno” che manifesti anche esteriormente il passaggio di grazia del Signore in quella comunità (ad esempio: un’opera caritativa o un gesto di evangelizzazione nel campo della catechesi o delle missioni ad gentes che continui nel tempo).

 

8. Conclusione

Davvero, possiamo dire che lo Spirito Santo agisce in maniera straordinaria. Ogni volta constatiamo quanto il card. Carlo Maria Martini ebbe un giorno
a dire ai suoi Sacerdoti:
«Lo Spirito Santo va avanti a noi, lavora più di noi, meglio di noi; ci accompagna nel nostro ministero sacerdotale e… passa dopo di noi, completando quanto noi non siamo stati in grado di realizzare in pienezza».

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