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Intervista al Maestro dell’Ordine


intervista al Maestro fr Bruno Cadoré op raccolta da Edoardo Mattei


Intervista al Maestro dell’Ordine

Domenica 2 ottobre, si è aperta la 36° Congregazione della Compagnia di Gesù (Gesuiti) con una celebrazione eucaristica presieduta dal Maestro dell’Ordine dei Predicatori, fr. Bruno Cadoré.
Questa è stata la prima volta che un Maestro dell’Ordine apriva la Congregazione, cioè un Capitolo Generale Elettivo, e p. Nicolas, proposito generale dimissionario (la carica di Generale nei Gesuiti è ad vitam), ha pubblicamente ringraziato fr. Cadoré rivolgendosi, a fine celebrazione, al «Maestro dei Predicatori e che fosse un predicatore ce ne siamo accorti dalla sua omelia» (pronunciata in francese).
La celebrazione multilingue, solenne come dovuto, è stata partecipata da un’assemblea variegata: spagnoli, americani, indiani, africani e tanti turisti e curiosi indaffarati a capire quale strano rito si stesse celebrando.

Fr. Cadoré ha parlato dell’urgente necessità, in questo “tempo di crisi”, di fronte a “sfide immense”, di “vivere come degli uomini di fede, dei contemplativi in azione, degli uomini la cui vita” è “veramente data per gli altri”. Ricordando che “siamo soltanto servitori”, ha concluso l’omelia citando il fondatore dei Gesuiti, Sant’Ignazio, che pregava così: «Insegnaci, Signore, ad essere generosi, a servirTi come meriti, a dare senza contare, a combattere senza pensiero delle ferite, a lavorare senza cercare riposo, a prodigarci senza aspettare altra ricompensa, con la coscienza di fare la Tua santa volontà»

Al termine della celebrazione, ricordando della semplicità del Maestro, ho attesa la sua uscita dal Palazzo del Gesù. Infatti, le volte che ho incontrato il Maestro, ho potuto apprezzare la frugalità del suo stile di vita: al centenario del convento del Rosario ai Prati (sempre a Roma), arrivò a piedi dal metro e quando partecipa a qualche evento alla Pontificia Università “San Tommaso d’Aquino – Angelicum” lo si vede arrivare ed andarsene a piedi con il suo immancabile zainetto sulle spalle.
Poco dopo lo vedo uscire dal portoncino laterale, guardarsi intorno per orientarsi e quindi incamminarsi con il suo passo cadenzato da esperto camminatore.
Mi avvicino, lo chiamo «Maestro!» (mi sono sempre chiesto come chiamare il Maestro finché non mi ricordai che avevano lo stesso problema con Enzo Ferrari: chiamarlo ingegnere, commendatore, cavaliere, dottore? Mentre decidevano il suo barista lo salutava tutte le mattine «Buongiorno, Ferrari»). Lui si gira stupito e forse il mio scudetto domenicano sulla giacca lo rassicura un po’. Mi presento. Mi propongo di accompagnarlo verso S. Sabina mentre gli rivolgo qualche domanda. I 20 minuti seguenti sono di amabile conversazione, il tempo di arrivare ai piedi dell’Aventino dove la ripida salita non avrebbe reso facile il parlare.
Ci siamo congedati cordialmente, l’ho ringraziato del tempo e della pazienza che mi aveva dedicato …. e ovviamente ho fatto un selfie con il Maestro.

Domanda: Maestro, al contrario di quanto accade con i francescani, dove l’uno presiede la festa del fondatore dell’altro, con i Gesuiti non c’è una grande tradizione in questo senso.
Risposta: Infatti, questa è la prima volta che siamo invitati mentre con i francescani c’è grande amicizia e il 4 ottobre celebrerò presso di loro.

Il recente Capitolo di Bologna ha esortato a far proseguire la collaborazione nella Famiglia Domenicana, chiedendo che ci sia una partecipazione anche nella preparazione dei rispettivi Capitoli (cfr. Atti 133).
La Famiglia Domenicana è molto importante e il processo di collaborazione fra i rami prosegue con successo. Questo è un nuovo passo avanti: ognuno può dare il proprio contributo affinché si abbattano muri e incomprensioni e tutto sia in vista della predicazione a cui siamo chiamati.

Il Capitolo parla anche di un Direttorio della Famiglia Domenicana (cfr. Atti 131).
Il Direttorio non è uno strumento freddo, un Codice di Legge da rispettare ma dovrà contenere i modi e le possibilità di collaborazione all’interno della Famiglia Domenicana. Collaborazione per la predicazione perché frati, monache, suore e laici possono avere e hanno specializzazioni e compiti differenti, capacità differenti, luoghi differenti dove predicare. Dobbiamo conoscere e valorizzare chi meglio si adatta alle varie opportunità della nostra missione. Predicare nelle strade è differente da predicare nelle Università e predicare ai malati è differente dal predicare alle famiglie.
Abbiamo bisogno anche di collaborazione per il governo. Non è detto che l’Ordine o le Congregazioni avranno sempre le risorse umane interne necessarie o adatte per garantire il proprio governo. Dobbiamo allargare il nostro orizzonte a tutta la Famiglia Domenicana e scoprire e valorizzare i fratelli e le sorelle disponibili a questo servizio come lo sono frati e monache.

Questo significa un passaggio definitivo da una partecipazione devozionale ad una consapevole appartenenza alla vocazione all’Ordine.
Esistono sfumature nel senso di appartenenza all’Ordine e dove esistono questi sentimenti devozionali, i fratelli e le sorelle devono essere fatti maturare verso un discernimento vocazionale. La formazione è molto importante.

Il Capitolo di Roma del 2010 aveva chiesto di costituire “Scuole di Predicazione” (cfr. Atti 149). È un progetto ancora valido?
Certamente. Il progetto riscuote molto successo negli USA e proprio negli ultimi tempi si sono aperte Scuole in Francia e nelle Filippine.
Sono organizzate come corsi di varie durate o incontri periodici dove i relatori sono degli esperti sia interni che esterni all’Ordine e si riflette anche sulle esperienze vissute e sui progetti futuri.

Il Capitolo di Bologna ha richiesto di includere nel piano di formazione anche i mezzi di comunicazione digitali (cfr. Atti 151-156). Quali sono gli obiettivi? Qual è l’approccio dell’Ordine ai media digitali?
I media digitali sono diventati uno strumento di uso comune e l’utilizzo globale sta modificando i rapporti personali, la società, il linguaggio. Come predicatori non possiamo ignorare questo cambiamento e dobbiamo conoscerlo per comprendere il mondo dove siamo chiamati a svolgere la nostra missione.
Per questi motivi, oltre a formarci su questi argomenti, l’Ordine ha promosso OPTIC (Order of Preachers for Technology, Information e Communication) con lo scopo di studiare come assolvere la nostra predicazione con i media digitali, comprendendone le potenzialità e gli effetti. Come avvicinare le persone nel continente digitale, come parlare loro di Dio.
Anche come Ordine dobbiamo imparare a fare rete e c’è una commissione del Congresso sulla Missione di gennaio a Roma che avrà questo come tema.

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