E’ l’ora più calda del giorno quando Abramo incontra i tre uomini che stanno in piedi presso di lui alle Querce di Mamre. Tre uomini che rappresentano una prima immagine che nel mistero ci dice qualcosa della Trinità. Abramo e Sara sono avanzati negli anni. Sara è descritta come avvizzita, Abramo come vecchio. Essi sono una forte immagine di fragilità radicata nella sensazione che ormai non c’è via d’uscita.

Anche il vangelo ci presenta 3 immagini di fragilità: prima di tutto il Centurione che non si sente degno di ricevere Gesù, ma con la fede che è sufficiente una sua parola per ottenere la salvezza! Ripetiamo queste parole ad ogni messa! Poi c’è la suocera di Pietro, presumibilmente anziana e ammalata anche lei, che una volta guarita dalla febbre, si mette al servizio di Gesù con le forze che può avere una donna avanzata nell’età. E infine tutti gli indemoniati che Gesù libera e gli ammalati che Gesù incontra e che guarisce.

Attraverso queste fragilità Gesù realizza le parole di Isaia: egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle nostre malattie! Dice: ha preso le nostre infermità, non dice: “prenderà le nostre infermità”. E’ in gioco la fede, non una pseudo speranza, perché ciò che Dio ha promesso lo sta già realizzando. Lo sta realizzando con noi, che a volte ci rinchiudiamo all’immagine, forse reale, di una Provincia vecchia e avvizzita. Il punto non è se Dio avrà o non avrà misericordia di noi, ma se noi assumiamo gli atteggiamenti dei mendicanti chiamati da Dio, che si fidano di lui, che si lasciano portare dove lui vuole, oppure se siamo talmente abituati ad essere avvizziti che la sola idea di dover cambiare qualcosa ci fa diventare disfattisti. Allora ci difendiamo aggrappandoci alla nostra identità di uomini sterili che si rassegnano o peggio si intestardiscono a voler morire senza speranza di cambiare qualcosa. Il peggio è che con la nostra morte nutrita di egoismo sfianchiamo anche la speranza di chi vuole vivere! Ridiamo, come Sara, del desiderio di Dio di darci una nuova vita. Siamo attaccati ai nostri posti di comando o di fragilità e ridiamo perché non vogliamo ascoltare la voce di Dio o pensiamo che Dio ci stia chiedendo di morire in pace là dove siamo.

gian matteo serra

fr. Gian Matteo Serra, O.P.

Ma Dio ci parla. Ci parla in questi giorni soprattutto nella voce dei nostri confratelli. Siamo qui per provare ad ascoltarci con docilità.

Quanto siamo disposti ad abbattere le nostre resistenze, a fidarci delle strade nuove che Dio ci propone? Quanto abbiamo voglia di accogliere quelle periferie che stanno proprio fuori dalle porte dei nostri gloriosi conventi, imponenti come le Querce di Mamre, ma spesso ammuffiti perché vissuti da troppe poche persone e aperti a troppo pochi poveri in corpo e in spirito?! Ridiamo come Sara del progetto di essere fertili! Eppure Dio viene a visitarci ogni giorno attraverso un mondo che ci chiede aiuto. Questo mondo si aspetta da noi uno stile di vita fedele a Dio. E noi possiamo esserlo se stiamo attenti alla Parola di Dio e alle nostre Costituzioni, da leggere e da seguire con fiducia, o se ci lasciamo ispirare dalla tradizione nata con chi ci ha preceduto e che con la fantasia e il coraggio dei santi hanno abitato, ma spesso hanno anche saputo abbandonare le case che noi abitiamo. E lo hanno fatto per seguire Dio in percorsi meno comodi, meno sicuri, ma più evangelici.

Quando Abramo incontra il Signore compie spontaneamente due gesti: cade in ginocchio e gli propone da mangiare. Cade in ginocchio. Si dice, con un’immagine piuttosto eloquente, che il Diavolo non abbia le ginocchia perché non ha bisogno di piegarsi prostrato per pregare. Noi invece supplichiamo Dio di farci cadere il ginocchio per capire e seguire la sua volontà. Abramo propone loro da mangiare: non lo scarto, ma delle focacce fresche, impastate e infornate, un vitello tenero e buono, della panna e latte fresco! Accoglie cioè Dio con le cose più buone che ha e che può donare.

Tutto questo Abramo lo fa nonostante la sua vecchiaia, nonostante la sua sposa avvizzita e nonostante sia il momento più afoso della giornata. Il centurione prega nonostante sia un pagano, la suocera di Pietro si mette a servizio nonostante la sua età e gli indemoniati e i malati sono salvati per diventare segno della potenza di Dio. Non abbiamo scuse per accettare di rassegnarci! Mettiamoci in ascolto, chiediamo il dono dello Spirito Santo per crescere nella docilità e nella fede. Solo così da religiosi avvizziti nella nostra presunzione, forse nel nostro egoismo e un po’ nel nostro scoraggiamento diventeremo fertili mendicanti della sua Parola e annunciatori di essa attraverso la nostra vita insieme.

Chiediamo a Dio di non porgergli lo scarto delle nostre comodità. Chiediamogli mani aperte e ginocchia piegate che elemosinano la sua volontà. E come invece fece Sara, non ridiamo! Non ridiamo della bontà che Dio ci propone!

fr. Gian Matteo Serra, O.P.

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