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p Aucone op: Dalla connessione alla comunione

p Daniele Aucone op media

Riceviamo da p. Daniele Aucone op, Promotore Provinciale dei mezzi di comunicazione, questo contributo che volentieri pubblichiamo.

Evangelizzazione e social media in un recente contributo teologico-pastorale

Esplorando le sezioni del sito web creato in occasione del 5° Convegno Ecclesiale nazionale svoltosi a Firenze nel 2015 sul tema In Gesù Cristo il nuovo umanesimo (http://www.firenze2015.it/), ci si imbatte, alla pagina “Rubriche”, in una sezione dedicata alle interazioni tra umanesimo e mondo digitale (Umanesimo digitale), che raccoglie una serie di riflessioni ed esperienze ecclesiali sul legame tra fede e nuovi media. In effetti la riflessione teologica e pastorale sulle opportunità e sfide di quella che Luciano Floridi definisce “quarta rivoluzione” (dopo quelle di Copernico, Darwin e Freud) è ancora in una fase iniziale, mentre molto più rapida è stata la diffusione dei nuovi canali di comunicazione digitale sul piano dell’utilizzo e della pratica ecclesiale.

Un recente volume (Tecnologie pastorali. I nuovi media e la fede) curato da mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, e da Pier Cesare Rivoltella, docente di Didattica e Tecnologie dell’Istruzione presso l’Università Cattolica di Milano, ed edito da Scholé, tenta di offrire un contributo sul piano pedagogico-pastorale all’utilizzo dei nuovi luoghi della comunicazione digitale all’insegna di un atteggiamento di utilizzo responsabile, che eviti sia l’assunzione ingenua che la facile demonizzazione. Il volume riunisce contributi di tre giovani autori che analizzano le peculiarità dei social media rispetto non solo ai media classici (giornali, radio, tv), ma anche all’Internet di prima generazione, incentrato su una logica unidirezionale di comunicazione dal locutore all’utente;  recensiscono alcune esperienze significative a livello ecclesiale di utilizzo dei nuovi canali a servizio della missione pastorale ed evangelizzatrice della Chiesa; e propongono alcune “buone pratiche” e percorsi di ricerca per proseguire il lavoro sul piano pedagogico-pastorale.

Nel primo contributo Eleonora Mazzotti ripercorre le tappe storiche del rapporto tra Chiesa e media, dal decreto Inter mirifica del Concilio Vaticano II  a cui fa seguito l’istituzione di una Giornata mondiale delle comunicazioni sociali e di un Ufficio per le comunicazioni sociali, fino all’enciclica Redemptoris missio di Giovanni Paolo II, in cui i mezzi di comunicazione sono definiti come «primo Areopago del tempo moderno» (RM, n. 37). Il rilievo culturale dei mezzi di comunicazione si approfondisce poi sotto il pontificato di Benedetto XVI che parla in più occasioni dei nuovi media come “piazza” o “forum” del mondo globalizzato, e che non a caso inaugura un canale YouTube del Vaticano e un account Twitter (Papa@pontifex). I tempi più recenti sono caratterizzati dall’invito alla “conversione pastorale” rivolto da papa Francesco a tutta la Chiesa, che passa naturalmente anche attraverso la sfida delle nuove forme di prossimità e di relazione del mondo digitale, come testimonierà lo stesso Bergoglio attivando un proprio account Instagram nel 2016 (https://www.instagram.com/franciscus/). Il contributo di Alessandra Carenzio mette a fuoco i tratti salienti della comunicazione 2.0, incentrata su una interazione costante tra l’autore dei contenuti e i suoi fruitori, che provoca uno scambio continuo delle posizioni e dei ruoli. Se infatti caratteristica non solo dei media classici (giornali, tv, radio), ma anche del web “prima generazione”, era una logica statica e unidirezionale dal locutore all’utente di un determinato contenuto o messaggio, elemento tipico dei social media è invece quello di consentire un movimento circolare tra l’autore di un contenuto e il suo utente: si diventa “spett-autori” della nuova comunicazione digitale, “consum-attori”, in un costante interscambio e ridefinizione dei ruoli. Portabilità, disintermediazione, indossabilità, diventano così le caratteristiche di queste nuove agorà del mondo globale, che aboliscono ogni distanza di luogo e di tempo, così come sembrano rendere superflua ogni forma di mediazione istituzionale circa la pubblicazione di contenuti e informazioni. Infine il contributo di Marco Rondonotti tenta di offrire un quadro dell’utilizzo pastorale dei nuovi media, ripercorrendo alcune esperienze ecclesiali significative, dall’iniziativa WhatsAvv a cura del servizio di Pastorale giovanile di Pompei, che offriva agli iscritti un commento al Vangelo del giorno durante il periodo di Avvento, o la proposta di spiritualità Un attimo di pace incentrata sulla pagina del Vangelo quotidiano, a cura dell’Ufficio Comunicazioni sociali della diocesi di Padova.

I nuovi media sfidano le comunità ecclesiali a abitare questi luoghi della comunicazione 2.0 e a condividere la logica paritaria che li attraversa come modo stesso di costruire nuove forme di prossimità e relazione. L’ultimo capitolo, scritto “a sei mani” dai tre autori citati partendo da una mappatura delle buone pratiche già esistenti in ambito ecclesiale prova a prolungare la riflessione e la ricerca indicando alcuni ambiti promettenti per una ricomprensione dell’essere-Chiesa nell’orizzonte della comunicazione digitale. I social media sfidano la riflessione tradizionale sui temi della comunità, della prossimità e della partecipazione ad arricchirsi delle nuove dinamiche relazionali da esse generate e a pensare forme di incontro diverse da quelle della presenza “in persona” dell’interlocutore. Ne derivano da un lato forme di relazione e di comunità “leggere” e a basso contenuto affettivo, ma anche opportunità di rinnovamento del legame ecclesiale a partire dalla logica paritaria, partecipativa e interattiva sottesa alle nuove tecnologie della comunicazione via web. Si pensi a tutte quelle esperienze in cui una comunità si racconta (storytelling) a partire dai ricordi e dalle biografie dei suoi componenti, o in cui tenta di censire le diverse esperienze e competenze presenti al suo interno in vista di un obiettivo o missione comune. Sono percorsi all’interno dei quali i social media possono svolgere un ruolo prezioso nella rigenerazione e riconnessione del tessuto comunitario non certo in sostituzione dei “luoghi classici” della vita ecclesiale (liturgia, pastorale diretta, azione caritativa), ma come occasioni per ravvivare e rimotivare questi ultimi. Da qui l’immagine del “cantiere aperto” utilizzata da Rivoltella a conclusione del volume per caratterizzare il rapporto tra fede e nuovi media così come appare oggi allo sguardo di un osservatore.

Un’immagine che può valere anche per l’Ordine di s. Domenico, il cui impegno nell’evangelizzazione del “continente digitale” è stato richiamato in più occasioni e documenti ufficiali, e da ultimo anche dal M.O. fr. Bruno Cadoré nella sua Relazione sullo stato dell’Ordine al Capitolo Generale di Bologna del 2016. Nel suo piccolo anche la nostra Provincia, nonostante il numero non cospicuo di frati, ha cercato di rispondere a questa sfida curando una presenza sui social media attraverso l’apertura di un canale YouTube (https://www.youtube.com/user/CarismaDomenicano/featured), l’attivazione di un account Instagram (http://www.instagram.com/fratidomenicani), l’aggiornamento della pagina Facebook che ha visto peraltro negli ultimi mesi passare i suoi followers da circa 3.800 a quasi 4.360 persone. Che si tratti della condivisione di un’esperienza ministeriale personale o comunitaria, di un contributo alla riflessione su un tema teologico o di interesse ecclesiale, o della segnalazione di un evento in uno dei conventi della Provincia, la sfida pastorale vuol essere null’altra che quella di rinnovare nel tempo della comunicazione istantanea e senza confini  la sacra prædicatio dei primordi dell’Ordine, intesa (come traspare dalle fonti più antiche) come comunione fraterna generata dall’annuncio e condivisione del Vangelo.

Daniele Aucone o.p.

                                                                       Promotore Provinciale dei mezzi di comunicazione

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