Formazione LaiciRicuperare la propria interiorità

L’idea di Domenico, dopo più di sette secoli e mezzo, è di grande attualità nella Chiesa e nella società. I valori fondamentali della vita del domenicano sono valori di cui la società, oggi, sente particolarmente bisogno. L’equilibrio tra azione e vita di pensiero, per esempio, la disponibilità al dialogo, l’amore appassionato alla verità …sono valori che soddisfano esigenze profonde della natura dell’uomo e perciò anche della nostra società.
L’uomo moderno, vittima di un dinamismo che non riesce più a controllare, trova nel sistema di vita suggerito al laico domenicano la via per ricuperare la propria interiorità, condizione indispensabile per vivere pienamente la propria umanità. L’uomo, oggi, è portato a riflettere sempre meno. La fretta, la velocità, l’attivismo, il conseguente nervosismo non gli lasciano tempo per la riflessione. Tutto in questa civiltà tecnologica, sembra ordinato a far sì che l’uomo disponga sempre meno delle proprie capacità critiche. Si cammina verso la collettivizzazione delle coscienze; c’è una pericolosa tendenza al gregarismo, che di fatto limita o addirittura abolisce ogni capacità di scelta personale.
Ma l’uomo che non ha una piena autonomia interiore, non è più pienamente uomo; è un alienato. È necessario quindi che l’uomo, immerso nei molteplici problemi della vita quotidiana, non sia dominato da essi, ma raggiunga un giusto equilibrio tra le esigenze del fare e le esigenze del pensare, che sono poi le esigenze dell’essere umano. Solo il ritorno a una vita interiore di riflessione e di pensiero può ridare un senso umano alla vita dell’uomo.
Il sistema di vita del laico domenicano si fonda appunto sul perfetto equilibrio tra azione e pensiero. È una vita di pensiero (studio, contemplazione, riflessione personale…) che fruttifica nell’azione ed è una azione che scaturisce da una vita di pensiero. Del resto solo coloro che abitualmente sono in comunione con Dio e perciò sanno “vedere” con lo sguardo di Dio e “giudicare” col suo pensiero, sono capaci di scoprire la profonda realtà della vita umana e quindi sono idonei a servire gli uomini con dedizione e saggezza.
L’aurea norma che Domenico impose a se stesso e ai suoi figli – parlare con Dio o di Dio – e che san Tommaso tradusse nella nota formula – contemplare e donare ai fratelli il frutto della propria contemplazione – esprime quell’equilibrio tra le esigenze del pensiero e le esigenze dell’azione, che dà un senso pienamente umano alla vita dell’uomo.

 

Consacrati al culto della verità

Di molte cose l’uomo ha bisogno in ogni tempo, ma non c’è dubbio che ciò che gli è maggiormente indispensabile per realizzarsi come uomo è la verità: la verità totale che è anche liberazione. La verità fa l’uomo veramente libero e perciò compiutamente uomo; lo sottrae alla prepotenza dell’istinto e all’asservimento delle opinioni altrui; lo libera dall’errore e dalle illusioni; gli indica la misura reale delle cose e degli avvenimenti; gli dà perciò il gusto della vita.
La libertà vera, la libertà totale che investe tutto l’uomo ha la sua radice nella verità. “conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Giovanni 8,32). La verità è Cristo (Giovanni 14,6). È la sua rivelazione personale che dona la libertà, una libertà non solo dal mondo esterno e dall’errore, una libertà soprattutto da sé stessi. L’uomo cresce nella libertà nella misura in cui aderisce a Cristo, perché “dove c’è lo spirito di Dio, ivi è la libertà” (2Corinti 3,17), nella misura cioè in cui accetta e vive la verità del vangelo, che è “la legge perfetta della libertà” (Giacomo 1,25).
I figli di san Domenico sono al servizio dei fratelli proprio per soddisfare la loro esigenza di verità. Il principio che informa la loro vita è “la carità della verità”, che li consacra totalmente al culto della verità: una verità – abbiamo detto -amata, studiata, contemplata, vissuta, annunciata e difesa.
Il motto proprio dell’Ordine “Veritas” contiene tutto il programma della sua vita, la sua ragion d’essere, la sua storia. Per questo l’Ordine nella sua storia è rimasto sempre particolarmente fedele alle direttive della Chiesa, custode della verità che salva.
Oggi, come ieri, il domenicano è al servizio della verità e per questo è a servizio di tutti gli uomini che, consciamente o inconsciamente, vanno in cerca della Verità per soddisfare il bisogno insopprimibile di libertà della natura umana.

 

L’amore alla Sacra Scrittura e la testimonianza evangelica

Il Concilio Vaticano II più volte ha sottolineato il valore della Parola di Dio nel rinnovamento della vita cristiana. Essa infatti è norma di fede e di vita. “Se è vero – dice Paolo VI – che la divina rivelazione si è compiuta a più riprese e in più modi con fatti storici incontestabili, essa però si è inserita nella vita umana per le vie proprie della Parola e della grazia di Dio, che si comunica interiormente alle anime mediante l’ascolto del messaggio della salvezza e mediante quel conseguente atto di fede, che è all’inizio della nostra giustificazione”. Segno della rivalutazione della Parola di Dio è il risveglio biblico, il ritorno cioè alla Parola viva di Dio, che è norma suprema della fede, sostegno e vigore della Chiesa e sorgente pura e perenne della vita spirituale e per questo il vero nutrimento della predicazione. L’Ordine di S. Domenico, nato espressamente per l’annuncio della Parola di Dio, non potrebbe essere più attuale. Tutto nella vita del domenicano, la preghiera, la contemplazione, la formazione culturale e religiosa, gli incontri comunitari sono ordinati alla formazione dell’apostolo della parola divina. Il culto della verità è culto della Parola di Dio. La storia dell’Ordine domenicano ci dice chiaramente quale importanza ha sempre avuto nella vita dell’Ordine lo studio della Sacra Scrittura. Nel `200 i domenicani furono i primi a curare la correzione dei sacri testi, i primi a compilare le Concordanze bibliche, i primi a sentire il bisogno di tradurre i testi biblici nelle varie lingue volgari. Questo amore e questa passione per la Sacra Scrittura non è mai venuta meno nell’Ordine. Per questo il risveglio biblico sollecitato dal Concilio non ci ha trovati impreparati.

 

Aperti al dialogo nella fedeltà assoluta alla verità rivelata

Il dialogo è certamente lo strumento più idoneo per diffondere oggi la verità: un dialogo aperto alla comprensione dell’uomo concreto, e quindi alla comprensione delle sue difficoltà a credere, delle sue legittime attese, delle sue esigenze umane e sociali. La Chiesa del Concilio è la Chiesa del dialogo con tutti; la Chiesa aperta al dialogo con i credenti e i non credenti, così non cristiani e i non cattolici con l’intera famiglia umana. “Il II, Concilio, testimoniando e proponendo la fede di tutto il popolo di Dio, riunito in Cristo, non può dare dimostrazione più eloquente della solidarietà, del rispetto e dell’amore di esso nei riguardi dell’intera famiglia umana …che instaurando con questa un dialogo sui suoi problemi…, arrecando la luce che viene dal vangelo e mettendo a disposizione degli uomini le energie di salvezza che la Chiesa, sotto la guida dello Spirito Santo, riceve dal suo Fondatore. Si tratta di salvare la persona umana, si tratta di edificare l’umana società”. La necessità del dialogo col mondo nella Chiesa nasce dal dovere dell’evangelizzazione, dal mandato missionario.
Appunto perché la necessità del dialogo è intimamente connessa col dovere dell’evangelizzazione, l’Ordine di san Domenico fin dalla sua origine è caratterizzato da una chiara attitudine al dialogo: dialogo con i lontani, con gli atei, con gli eretici; dialogo con tutti i credenti desiderosi di una conoscenza più profonda della fede.
È dunque la stessa vocazione apostolica che impone il confronto e l’apertura al dialogo.
L’apostolo della Parola non può non essere dialogante. Chi svolge attività apostolica deve sforzarsi di capire gli altri per potersi fare capire; deve sforzarsi di conoscere il modo di pensare di coloro che vuole evangelizzare; deve saper afferrare quei frammenti di verità che si possono trovare negli erranti, se non vuole ridurre il suo intervento ad uno sterile monologo. L’amore della verità è anche una continua ricerca di ogni espressione di verità che si possa annidare in altre esperienze e in altri modi di pensare.
L’amore della verità nel domenicano si esprime in questa ricerca di ogni particella di verità racchiusa nei diversi modi di pensare. Conoscere la mentalità, la cultura, le attese degli uomini è un suo preciso impegno, allo scopo di afferrare i frammenti di verità che si trovano nel loro animo, come validi punti di partenza del dialogo concreto che mira a condurre i fratelli dal piano della verità naturale a quello della verità soprannaturale.
Il dialogo deve però svolgersi sempre nella fedeltà assoluta alla verità rivelata. Molti oggi pensano che si possa adattare il cristianesimo agli uomini del nostro tempo impoverendolo della sua dimensione religiosa. Essere attuali significa accettare tutto ciò che di positivo offre la civiltà moderna, ma anche saper rifiutare ciò che, nel mondo contemporaneo, è contrario alla vocazione dell’uomo. Per questo la Chiesa ha bisogno di apostoli, che siano aperti al dialogo nella difesa dei valori eterni della fede e sappiano dare alla civiltà tecnologica quella dimensione religiosa di cui nessuna civiltà veramente umana può fare a meno. La mistica dell’accoglienza non può degenerare nella presentazione di un cristianesimo senza dogmi. La doverosa ricerca di un punto di incontro con i non credenti non può far dimenticare l’obbligo di testimoniare l’originalità del messaggio evangelico e il carattere immutabile della verità rivelata. Il laico domenicano, fedele alla propria vocazione è uno di questi apostoli. Uomo fra gli uomini, rimarco sempre prima di tutto “uomo di Dio”; uomo del suo tempo e tuttavia annunciatore di verità eterne; comprensivo delle aspettative e delle istanze della società in cui vive, sa però di non dovere mai cedere alla tentazione della popolarità o della moda del momento.

 

Andate predicate il vangelo.

Prima di ritornare al Padre, Gesù affida ai suoi discepoli il compito di continuare la sua missione, un compito ben preciso: comunicare il vangelo. È una missione nobilissima; è la medesima missione che egli aveva ricevuto dal Padre: “Come il Padre ha mandato me, così io mando voi” (Giovanni 20,21). Questo mandato è accolto con entusiasmo da S. Domenico. Per questo “prende l’ufficio del Verbo” (Caterina da Siena); si mette “sulle orme del Salvatore” e si dedica totalmente all’annuncio del messaggio evangelico. Quel mandato, diretto a tutti i credenti, è accolto con particolare amore da tutti i figli di S. Domenico.
Ecco perché oggi, dopo sette secoli di storia, il laicato domenicano è attuale. È attuale come attuale è il vangelo, è attuale come attuale è l’ordine di Cristo di evangelizzare tutte le creature; per molti infatti Cristo è ancora uno “sconosciuto” eppure Cristo è “l’unico Salvatore”.
“La storia della Chiesa … è anche la storia dell’annuncio …La Chiesa non ha che un assillo: chi inviare ad annunziare il mistero di Gesù?…Come fare affinché esso si faccia sentire e arrivi a tutti quelli che devono ascoltarlo?”.
Il laico che intende rispondere a queste esigenze della Chiesa e così realizzare la propria vocazione missionaria, può trovare nelle fraternite laicali di S. Domenico, la scuola per la sua formazione all’apostolato e il campo nel quale esercitarlo. Assimilare lo spirito di S. Domenico al quale abbiamo brevemente accennato (preghiera, contemplazione, studio, vita comunitaria e zelo per la salvezza degli uomini) costituisce un’ottima preparazione per l’esercizio del proprio apostolato. La fraternita poi, con la collaborazione di tutta la Famiglia domenicana, offre anche il campo nel quale svolgere con maggior profitto spirituale la propria opera.
L’Ordine di San Domenico e la Chiesa hanno bisogno di laici zelanti e bene preparati per rispondere sempre più adeguatamente all’invito del Salvatore: “Andate, predicate il vangelo a tutte le creature…”.
“Ora il Cristo contemplato e amato – ce lo ricorda anche il santo Padre nella sua lettera apostolica – ci invita ancora una volta a metterci in cammino …Il mandato missionario ci introduce nel terzo millennio invitandoci allo stesso entusiasmo che fu proprio dei cristiani della prima ora: possiamo contare sulla forza dello stesso Spirito, che fu effuso a Pentecoste e ci spinge oggi a ripartire sorretti dalla speranza “che non delude” (Romani 5,5).

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Domenicani anche noi, laici.

  1. Il Laico e l’evangelizzazione
  2. Il Carisma dell’Ordine Domenicano
  3. Valori Essenziali nella Vita del Laico Domenicano
  4. Verità nella Vita
  5. Attualità delle Fraternite dei Laici di San Domenico