Laici con MaestroCarità della verità

L’ideale di vita al quale tende il laico domenicano è identico a quello proprio dell’Ordine; è l’ideale proprio di S. Domenico, consacrato totalmente alla salvezza dei fratelli, mediante il dono della verità.
“Tuo padre Domenico – dice il Signore a S. Caterina – ha voluto che i suoi frati non avessero altro pensiero che l’amor mio e la salvezza delle anime, mediante la luce della sapienza. Ed è di questa luce che egli ha fatto lo scopo precipuo dell’Ordine suo, onde estirpare gli errori che ne’ suoi tempi erano diffusi. Egli prese l’ufficio del Verbo unigenito, mio figliuolo”
Domenico dunque “assume l’ufficio del Verbo”; egli continua la missione di Cristo; quella missione che Gesù affidò agli Apostoli: “Andate, predicate il vangelo ….” L’idea che illumina tutta la vita di Domenico e lo guida nella fondazione dell’Ordine è la salvezza delle anime “mediante la luce della sapienza”, cioè mediante il dono della verità; è “la carità della verità”.
La vita dunque del laico domenicano, come la vita del frate, della monaca e della suora domenicana è tutta consacrata al culto della verità: verità amata e perciò cercata, studiata, contemplata, vissuta nella santità della vita, predicata, difesa fino all’effusione del sangue.
Sono due i compiti principali che scaturiscono dalla “carità della verità”: la conquista della verità e il dono della medesima. Per questo sono due i momenti essenziali della vita del domenicano: la contemplazione (la conquista) e il dono (annuncio, testimonianza, azione apostolica).
La carità della verità è zelo per la salvezza delle anime; è amore vivo che spinge e costringe il domenicano a comunicare ai fratelli quella verità e quella vita divina che ha assorbito nella contemplazione. “Illuminare – dice S. Tommaso – è più perfetto che risplendere soltanto; così è meglio dare agli altri i frutti della propria contemplazione che contemplare soltanto”.
È dunque nobilissimo il compito del laico domenicano. Alla scuola di Domenico egli, vivendo il carisma dell’Ordine, segue le orme del Verbo divino, che nacque fra gli uomini “per rendere testimonianza alla verità” (Giovanni 14,6).

 

La contemplazione

Consacrato totalmente all’annuncio del messaggio evangelico, Domenico è prima di tutto un contemplativo. Egli conosce a memoria il vangelo e le Lettere di S. Paolo: “giunse -scrive Giordano di Sassonia – a molta luce di contemplazione e a un alto grado di perfezione”. È sua norma di vita “parlare con Dio o di Dio”. Notiamo il valore totalitario dell’espressione: parlava sempre con Dio o di Dio. La sua vita si svolge tutta nel colloquio con Dio o su Dio. Il suo programma di vita è il medesimo che si proposero gli apostoli: “Noi ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola” (Atti 6,4).
S. Tommaso sintetizza questo stile di vita di Domenico nella nota espressione: “contemplaci et contemplata aliis tradere”: contemplare, attingere la verità nello studio della verità divina, nell’ascolto di Dio e nella comunione con Lui per poter donare ai fratelli il frutto della propria contemplazione. Il domenicano prima di essere maestro, è discepolo della verità; egli “vive la verità nell’amore – come si esprime l’apostolo Paolo – allo scopo di far crescere l’umanità verso Cristo” (Efesini 4,15). Vivere la verità evangelica è il presupposto per fare crescere verso Cristo coloro ai quali si dona la verità. “Il domenicano – scrive il beato Umberto -attinge nella contemplazione ciò che poi dispensa nella predicazione …. Perciò quanto più uno è contemplativo, tanto più è adatto alla predicazione”.
Per il laico domenicano, Domenico è maestro di vita contemplativa oltre che di vita apostolica.

 

L’azione apostolica

Frutto della contemplazione è l’annuncio della parola di Dio e, prima ancora, è lo zelo per l’annuncio: un annuncio con la parola e con la testimonianza della vita. Con l’annuncio però non cessa la contemplazione. S. Domenico inventa una nuova forma di vita religiosa: una vita, che, pur rimanendo essenzialmente contemplativa, è consacrata al ministero della parola. È una novità per il suo tempo. Allora vita contemplativa e vita apostolica erano considerate forme di vita incompatibili. La nuova forma di vita inventata da Domenico è possibile anche perché oggetto dell’annuncio è la medesima verità divina, che è oggetto della contemplazione.
Domenico – dicono i contemporanei – “era molto assiduo nella predicazione, era zelante delle anime e invitava i suoi frati a fare altrettanto”. Voleva che i suoi frati fossero continuamente intenti alla preghiera e alla predicazione e che “di giorno, di notte, in casa, per le campagne, per le vie e ovunque predicassero la parola di Dio e non parlassero che di Dio”. Lo zelo apostolico è una conseguenza necessaria della contemplazione; emana dalla conoscenza vitale di Dio fatto uomo per la salvezza di tutti gli uomini. La conoscenza amorosa di Cristo, nella contemplazione, genera il desiderio della imitazione. Domenico – scrive Giordano di Sassonia desiderando conformarsi in tutto a Cristo, “pensava che sarebbe stato un vero membro di Cristo solo quando si fosse dedicato con tutte le sue forze a salvare le anime, a imitazione del Salvatore di tutti, il Signore Gesù che offrì se stesso per la nostra salvezza”

 

Comunione con Dio e azione apostolica: due momenti inscindibili

L’azione apostolica del laico di san Domenico è sempre frutto della contemplazione, della vita di comunione con Dio. La verità infatti che insegna non è una verità astratta, è “la verità che salva”. Questa verità cioè deve non solo istruire; è diretta a conquistare il cuore e la volontà. Le parole, anche se sono sagge, non bastano. È la grazia che raggiunge il cuore, illumina l’intelletto e muove la volontà. La lingua è solo uno strumento; è lo Spirito Santo che compie la conversione del cuore. Per questo l’impegno principale del domenicano è essere disponibile all’azione dello Spirito Santo, in modo che egli sia strumento idoneo all’azione della grazia.
L’essere con Dio e il parlare di Dio, la conquista della verità nella contemplazione e il dono della medesima nell’azione apostolica sono due momenti inscindibili nella vita del domenicano: uno ha ragione di essere per l’altro. L’essere con Dio, la contemplazione, sfocia nell’annuncio della parola di Dio e l’annuncio procede dalla pienezza della contemplazione, dall’abbondanza della grazia, dalla viva presenza di Dio nell’animo del domenicano.
Nella vita del laico di san Domenico, l’azione apostolica non si contrappone mai alla contemplazione. Il domenicano passa dalla contemplazione all’azione, senza abbandonare la contemplazione; il colloquio su Dio non lo distoglie dal colloquio con Dio; l’incontro con gli uomini non interrompe, ma prolunga, la comunione con Dio. Per il domenicano cioè la contemplazione non è un atto; è un sistema di vita; non è solo preparazione all’attività apostolica; è la linfa che alimenta continuamente l’azione apostolica.
Nella vita del domenicano, la contemplazione sta all’azione come l’anima al corpo. L’oggetto della predicazione o azione apostolica è sempre “il contemplato”. La parola è semplice strumento che permette di manifestare la verità contemplata.
L’azione apostolica quindi rimane essenzialmente contemplazione; è la contemplazione che si effonde. Perché la parola sia vitale e comunichi la vita è necessario che sia animata dalla presenza di Dio e della grazia.
Nel momento in cui viene a contatto con i fratelli per comunicare il frutto della contemplazione, il domenicano non perde il contatto con Dio; anzi allora deve essere particolarmente in comunione con Dio, la cui grazia è indispensabile per fecondare il seme che viene gettato nell’animo dei fratelli.

 

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Domenicani anche noi, laici.

  1. Il Laico e l’evangelizzazione
  2. Il Carisma dell’Ordine Domenicano
  3. Valori Essenziali nella Vita del Laico Domenicano
  4. Verità nella Vita
  5. Attualità delle Fraternite dei Laici di San Domenico