Laici con MaestroLa vita comunitaria

Elementi essenziali della vita del laico domenicano sono: lo spirito comunitario, le celebrazioni liturgiche, la preghiera personale, lo studio della verità rivelata, lo spirito di penitenza e la pratica dei consigli evangelici. Questi sono valori indispensabili per conquistare lo spirito contemplativo e per svolgere con efficacia l’azione apostolica.
S. Domenico vedeva nelle prime comunità cristiane il modello ideale delle comunità dei suoi figli. E le comunità apostoliche si caratterizzano per lo spirito di comunione fraterna che anima tutti i credenti; per il quale godono la stima del popolo e il Signore accresce il numero di coloro che aderiscono al messaggio evangelico (Atti 2,42-47).
Lo spirito comunitario che anima i laici di S. Domenico crea l’ambiente spirituale nel quale meglio si realizzano i valori essenziali della vocazione domenicana: contemplazione e azione apostolica. Per questo essi celebrano insieme la liturgia; si riuniscono per studiare e meditare assieme la parola di Dio; danno insieme testimonianza di carità evangelica; svolgono insieme la missione apostolica.
Lo spirito comunitario è alimento di carità fraterna; e la carità è la condizione per vivere e crescere nello spirito di contemplazione e perché sia efficace l’azione apostolica; lo spirito comunitario inoltre è viva testimonianza di vita evangelica. La comunità infatti animata da amore fraterno è già una predicazione: si presenta infatti nella società come modello di quella comunità universale che comprende tutti gli uomini e alla cui formazione è ordinata l’attività dell’apostolo.
Lo spirito comunitario facilita l’attività apostolica perché convoglia le energie dei singoli al bene comune. Negli incontri comunitari i laici di S. Domenico confrontano fraternamente le proprie esperienze e discutono dei problemi che si riferiscono alla vita apostolica. Così ognuno usufruisce delle esperienze degli altri e allarga le proprie capacità apostoliche. Questa collaborazione è non solo utile; è necessaria a coloro che intendono affrontare oggi i problemi dell’evangelizzazione.
La vita comunitaria infine, in quanto esercizio continuo di carità fraterna, accresce lo spirito di contemplazione che della carità si nutre. Lo Spirito Santo che è comunione e amore effonde i suoi doni dove c’è comunione e amore.

 

Spirito di orazione

San Domenico è sempre in preghiera. Quando è in viaggio – dicono i contemporanei – talvolta si ferma, si inginocchia e prega, “senza neppure preoccuparsi dei lupi affamati che spesso assalgono le persone”. Se sente suonare l’Ufficio divino in un monastero vicino alla strada che egli sta percorrendo, si ferma per unirsi ai monaci che cantano. Quando poi è in convento è sempre presente in coro con i frati e passa in preghiera anche la notte. È’ tale l’abitudine di passare le notti in preghiera che non ha letto né una cella propria. La sua è soprattutto una preghiera di intercessione. Nel dialogo con Dio ha sempre presente i bisogni delle anime. I peccatori sono particolarmente presenti nelle sue preghiere.
Tra i mezzi che la Regola offre al laico domenicano per realizzare, nel mondo, la propria vocazione, c’è “l’orazione assidua”, in conformità dell’ordine di Cristo: “è necessario pregare sempre senza stancarsi” (Luca 18,1). Ogni suo atto è preghiera, perché si svolge in comunione con Cristo.
Da questo essere in costante comunione con Dio sgorga necessariamente l’esigenza di comunicare agli altri il dono di Dio. È’ la carità di Cristo che ci spinge (2 Corinti 5,14).
L’opera dell’apostolo comincia ai piedi dell’altare con la partecipazione al sacrificio di Cristo e la contemplazione del grande mistero dell’amore divino. La comunione eucaristica dà al contemplativo e all’apostolo quell’abbondanza di grazia che illumina l’intelligenza e infiamma il cuore.
La celebrazione comunitaria della liturgia delle Ore è pure fonte di contemplazione e preparazione all’azione apostolica. “La celebrazione dell’Ufficio divino – scrive Umberto de Romans – eleva la mente, lascia affetti salutari, insegna il modo degno di lodare Dio”; inoltre “scioglie la durezza del cuore, innalza la mente a Dio, scaccia la tristezza e prepara la via del cuore al Signore per accoglierne le molteplici grazie”.
La preghiera personale ha il suo centro nella meditazione. Per il laico domenicano la meditazione è una contemplazione affettiva, che prepara alla contemplazione infusa. Il contatto con Dio nella meditazione è molto fruttuoso in ordine al progresso spirituale. La meditazione – scrive Umberto de Romans – genera “il timore di Dio, la speranza, l’amore, la gratitudine, il desiderio di opere buone”; inoltre “esercita lo spirito, purifica l’anima, infiamma il cuore, sottomette le passioni e conferisce innumerevoli beni alla stessa vita umana”. La preghiera personale del domenicano è rivolta soprattutto a Cristo Salvatore e a Maria, Madre di grazia e di misericordia. Il modello supremo di S. Domenico è Cristo Salvatore, cioè Cristo crocifisso. Per questo esorta i suoi frati “a pensare al Salvatore” e vuole che i suoi frati siano “uomini evangelici, che seguono le orme del Salvatore”. Il culto a Cristo Salvatore viene espresso anche mediante una particolare devozione a Cristo Eucaristia. Nell’Eucaristia il domenicano venera il Salvatore che rinnova la propria immolazione per la salvezza degli uomini. Per questo la devozione eucaristica è elemento essenziale della spiritualità domenicana. San Domenico passa le notti ai piedi dell’altare e si commuove fino alle lacrime durante la celebrazione eucaristica. Sul suo esempio i figli di Domenico si sono sempre particolarmente distinti nella devozione a Cristo Eucaristia.
Il domenicano nutre pure una particolare devozione verso la Vergine Maria, Madre di Dio e degli uomini. Anche questa devozione è legata alla sua missione. Chi è consacrato all’annuncio del messaggio evangelico vede in Maria la Madre del Verbo incarnato e la sede della Sapienza; vede la Regina degli Apostoli e la Madre di misericordia; vede la prima predicatrice; colei che per la prima volta nella storia della salvezza ha donato il Salvatore all’umanità; vede la prima contemplativa, colei che per prima ha meditato nel suo cuore i misteri del Verbo fatto uomo (Luca 2,19).

 

Lo studio

Lo studio nella vita del laico domenicano è uno strumento necessario alla formazione del contemplativo e dell’apostolo. “Lo studio delle verità divine – dice S. Tommaso – aiuta la vita contemplativa direttamente, in quanto le offre l’oggetto proprio della contemplazione: le verità divine, e indirettamente, perché le offre il controllo della fede, onde evitare pericolose deviazioni”.
Lo studio della verità divina poi è necessario al domenicano in quanto apostolo. L’apostolo della verità -scrive ancora S. Tommaso – “deve aderire tenacemente alla sacra dottrina, deve possedere con sicurezza la verità rivelata per poter insegnare con chiarezza la sana dottrina e confutare gli erranti”.
Coloro che – come disse Onorio III (bolla 21 Gennaio 1217) – sono “gli invitti atleti di Cristo, armati dello scudo della fede e i seminatori della parola di Dio” non possono non avere una profonda conoscenza della dottrina della fede.
Il laico domenicano, sull’esempio di San Domenico, si impegna seriamente nello studio della sacra dottrina per poter scoprire gli errori del proprio tempo e portare ovunque la luce della verità evangelica.
San Tommaso è il prodotto tipico di un Ordine che ha la passione della verità. È’ il modello per tutti i domenicani. La sua vita è esempio meraviglioso di quella fusione contemplazione-azione, che costituisce il carattere proprio della spiritualità domenicana.

 

Ascetismo del laico domenicano

Lo spirito contemplativo proprio del domenicano ha bisogno di una atmosfera adatta per potersi sviluppare. La contemplazione è possibile solo a chi è padrone di tutte le proprie energie, della sua intelligenza, della volontà, della fantasia, del sentimento e dei sensi. La sapienza, radice della contemplazione, richiede ordine: ordine nei pensieri, nei sentimenti e nelle azioni. Per questo alla contemplazione non si giunge senza una disciplina interiore e un equilibrio delle facoltà; non si giunge se, prima, non si è purificati nei sensi; nel cuore e nello spirito. Per potersi incontrare con Dio è necessario eliminare dal cuore ogni disordine, ogni affetto incompatibile con la carità. Una appropriata vita ascetica purifica lo spirito e i sensi e crea quell’atmosfera di silenzio interiore, indispensabile per poter giungere alla “visione di Dio”.
La mortificazione, indispensabile per conquistare lo spirito di contemplazione, è necessaria pure a coloro la cui contemplazione si effonde nell’azione apostolica. Non è possibile predicare la “stoltezza della croce” (1Corinti 1,17-18), se non si vive in comunione con Cristo crocifisso. “Quelli che lottano – scrive S. Paolo ai fedeli di Corinto – si astengono da tutto; essi per conseguire una corona corruttibile, ma noi per una corona incorruttibile”. Io non intendo “battere l’aria” -continua – per questo “punisco il mio corpo e lo riduco a schiavitù, affinché non succeda che, mentre predico agli altri, io sia riprovato” (1 Corinti 9,25-27). Il domenicano, se vuol vincere la sua battaglia per la fede, se non vuole battere l’aria, deve prima di tutto vincere se stesso.
Lo spirito di penitenza per il domenicano è una esigenza di giustizia; è quasi un dovere professionale. In forza della sua vocazione egli è uno stretto collaboratore di Cristo, sacerdote e vittima. In forza di questa vocazione ha adottato i fratelli, si è addossato le loro colpe e si è impegnato a saldarne i debiti, a somiglianza di Cristo, che si è addossato i peccati di tutti gli uomini. San Domenico vive intensamente questa “compassione” per i fratelli: prega, soffre, si flagella per “i peccatori”. Era “sempre sereno – dicono i contemporanei -era allegro nelle avversità; non era mai turbato; lo addolorava soltanto la sofferenza del prossimo”. “Era traboccante di pietà e dava tutto se stesso per aiutare il prossimo”.
Il laico domenicano esercita pure la virtù dell’ubbidienza. Generalmente si pensa che un laico non abbia occasione di esercitare questa virtù. A chi deve ubbidire? Prima di tutto deve ubbidire alla propria Regola, che suggerisce le linee direttive della sua vita. Dovrà poi ubbidire ai superiori della fraternita e dell’Ordine, dovrà obbedire al proprio Vescovo e al sommo Pontefice.
Con la virtù dell’obbedienza il laico domenicano elimina alla radice l’ostacolo più grande che impedisce il possesso di Dio e della sua verità. Infatti offrendo “a Dio il completo dono della propria volontà come sacrificio di se stesso”, egli libera l’animo dal proprio io e si fa pienamente disponibile all’azione della grazia.
Obbedire significa aderire alla volontà di Dio. Ma “chi aderisce a Dio forma con Lui un solo spirito” (1 Corinti 6,17). Formando con Dio un’unica volontà e un unico spirito, il domenicano si trova nelle condizioni migliori per penetrare i misteri divini.
L’obbedienza dà anche maggiore efficacia all’azione dell’apostolo. In forza dell’obbedienza – dice san Tommaso ogni opera acquista più valore dinanzi a Dio, perché un uomo “non può dare a Dio niente di più grande che sottomettere, per Lui, la propria volontà alla volontà di un altro” (135).
Con l’esercizio della virtù dell’obbedienza l’apostolo partecipa attivamente all’opera della salvezza; si mette infattiin perfetta sintonia col Figlio di Dio che venne al mondo “per fare la volontà del Padre” (Giovanni 4,34; 5,30). Tutta la vita di Gesù è espressione della volontà del Padre, perché

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Domenicani anche noi, laici.

  1. Il Laico e l’evangelizzazione
  2. Il Carisma dell’Ordine Domenicano
  3. Valori Essenziali nella Vita del Laico Domenicano
  4. Verità nella Vita
  5. Attualità delle Fraternite dei Laici di San Domenico